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Dove il mondo finisce, il viaggio in Vespa in Patagonia in un libro

Viaggio in Vespa, cinquemila chilometri per arrivare fino alla Terra del Fuoco, Dove il mondo finisce, come il titolo del suo volume. Lorenzo Franchini racconta la sua avventura in questa intervista a Scrittore in viaggio

Da nord a sud dell’Argentina, da Buenos Aires attraverso la Pampa e la Patagonia fino all’estremo sud della Tierra del Fuego, viaggiando lungo la famigerata Ruta 40, in compagnia di altri amici. Alla base un’idea: raggiungere un luogo iconico quale la “Fin del Mundo”, un viaggio di gruppo, tra amici tutti in sella ad una Vespa. In questa intervista Lorenzo Franchini racconta come è nato il volume che racchiude questa avventura Dove il mondo finisce

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Un viaggio fin troppo generoso di colpi di scena ed imprevisti – anche drammatici. Cercavamo un po’ di avventura e alla fine ne abbiamo trovata anche troppa”.

La narrativa di viaggio di norma riporta esperienze di viaggiatori solitari, al più di coppia. La particolarità del mio libro è aver riportato la cronaca dell’esperienza di un gruppo numeroso e variegato – per età ed estrazione sociale – dove la narrazione è il più possibile corale e le dinamiche del rapporto tra i membri di questa avventura si intrecciano alla trama del viaggio, dettata dalla strada e dagli eventi.

Un’esperienza indimenticabile, a tratti anche drammatica, che poi diventa un libro di autentica narrativa di viaggio. Il titolo del volume è Dove il mondo finisce, l’autore di questa straordinaria avventura si chiama Lorenzo Franchini, grafico pubblicitario, titolare di un laboratorio dove realizza insegne e decorazioni per veicoli.

Oltre ad essere un appassionato vespista adora leggere, e scrive per diletto. Coniuga queste sue passioni curando due blog di sua creazione:Chilometri di Parole in Vespa”, dedicato alla narrativa vespistica, e VespArtNews, finalizzato alla promozione di espressioni artistiche e culturali legate alla Vespa.

Collabora saltuariamente con il magazine Mototurismo con articoli a tema Vespa e viaggi. Scrive racconti, talvolta pubblicati da quotidiani e riviste letterarie. Alcuni di questi sono risultati vincitori di contest di livello nazionale. In questa intervista, Lorenzo racconta a Scrittore in viaggio la sua esperienza.

Lorenzo, partiamo dall’amore per la Vespa. Impossibile non associarti alla leggenda, ossia Giorgio Bettinelli

Mi piace iniziare questa nostra chiacchierata da Giorgio Bettinelli ma qualsiasi paragone con lui è davvero fuori luogo. Per me Bettinelli ha rappresentato molto più di una semplice ispirazione, mi piace considerarlo una sorta di mio mentore. Ho avuto la fortuna di incontrarlo più volte e ho il ricordo di una persona davvero straordinaria.

Ushuaia in Terra del Fuoco fu il capolinea anche di uno dei suoi viaggi più importanti ed è stato inevitabile trovarmi a citarlo più volte nel libro dato che mi sono trovato a viaggiare su strade da lui già percorse.

Leggere i suoi libri mi ha fatto guardare alla mia Vespa con occhi diversi e rendermi conto che avrebbe potuto portarmi molto lontano, anche se mai avrei immaginato di arrivare anch’io un bel giorno proprio lì… “Dove il mondo finisce”!

Come è nata questa passione e perché la vespa per un viaggio così “leggendario”?

Leggendario era Bettinelli che in sella alla sua Vespa ha girato tutto il mondo e l’ha fatto in solitaria, io mi considero invece una persona fortunata che è riuscita a realizzare il sogno di andare in Patagonia in sella alla mia Vespa ma io ho viaggiato in compagnia di tanti amici.

Perché la Vespa? Perché è un veicolo speciale, non scordiamoci che è nata nell’Italia del dopo guerra e fu progettata per poter tornare sempre a casa nonostante le strade disastrate dell’epoca, non è un caso se una sua caratteristica è avere la ruota di scorta.

Come è nata l’idea di viaggiare in gruppo con le vostre Vespa?

L’idea è nata con questi miei amici conosciuti tramite un forum tematico, Vespaonline, ben prima dell’avvento dei vari Social che ora spadroneggiano nel Web. Vespaonline riunisce gli appassionati del mitico scooter della Piaggio e crea occasioni perché dalla frequentazione virtuale gli utenti si trovino per incrociare le ruote su strada.

L’idea del viaggio in Patagonia è nata in quel contesto, tra tutti avevamo voglia di regalarci un’esperienza speciale ed è finita che ci siamo trovati a ragionare di fare rotta verso la Tierra del Fuego.

Il fatto di essere un gruppo numeroso oltre ad offrirci la possibilità di un aiuto reciproco ha consentito di suddividere le spese per la logistica e avere così un costo pro capite molto più abbordabile.

Età e componenti il gruppo? Tutti in vespa?

Alla partenza da Buenos Aires il gruppo contava 25 Vespa-rider. Non c’erano donne, ma non è stata una cosa voluta, tra i membri di Vespaonline ci sono diverse ragazze che sanno portare la Vespa perfettamente in grado di affrontare un viaggio di questo tipo.

Il gruppo dei protagonisti di questa avventura era davvero eterogeneo sia per l’età che per l’estrazione sociale: il più giovane aveva 26 anni, il più maturo qualche anno più dei 60 e con questa impresa ha celebrato il suo pensionamento.

C’erano studenti, altri lavoravano come artigiani in vari settori e tra questi anch’io che sono decoratore pubblicitario, altri erano impiegati, altri ancora commercianti e un paio prestavano servizio nelle forze di polizia. Un po’ di tutto insomma, ad accomunare tutti quanti la passione per la Vespa e per l’avventura.

Anche il modello di Vespa utilizzato perlopiù dal gruppo. Tutti quanti tranne uno eravamo in sella a delle Vespa modello PX così da ottimizzare i ricambi che ci siamo portati dietro. Alcune abbastanza datate, tipo la mia che è del 1981, ma c’erano anche Vespa più vecchie.

Quali sono state le esigenze gli ostacoli principali, come vi siete organizzati?

Logistica e burocrazia sono stati gli ostacoli più complicati, soprattutto per noi che abbiamo fatto tutto in autonomia senza l’appoggio di operatori specializzati. La mossa vincente è stata acquistare un grande container navale d’occasione per poi attrezzarlo con una struttura a scaffale così da sfruttare tutto il volume, con le Vespa caricate su più piani.

La parte burocratica l’abbiamo risolta un po’ “all’italiana”, nel senso che gli adempimenti erano talmente farraginosi e costosi che alla fine ci abbiamo rinunciato e ripiegato – rischiando – con un escamotage un po’ al limite delle normative che per fortuna ha funzionato allo scopo.

Oltre alla cronaca del viaggio su strada nel libro racconto anche tutto quanto è successo nei 12 mesi precedenti ricostruendo l’organizzazione e di come sono state trovate le soluzioni ai problemi che di volta in volta incontravamo.

Avete percorso 5000 km: ricordi, sensazioni curiosità

Il viaggio vero e proprio “on the road” ci ha impegnato per quasi tre settimane. Abbiamo viaggiato per buona parte in Argentina e nell’enclave cilena in Terra del Fuoco: da Buenos Aires abbiamo puntato in direzione sud-ovest viaggiando nella regione della Pampa fino a raggiungere i piedi delle Ande, dove abbiamo incrociato la mitica Ruta 40.

Oltre a voler arrivare alla “Fin del Mundo” il nostro intento infatti era anche quello di arrivarci cavalcando questa strada leggendaria e assai impegnativa in quanto nella parte più meridionale che attraversa la Patagonia era ancora nella sua condizione originaria di pista sterrata di sassi e ghiaia.

Dei 5000 km del nostro viaggio 1800 li abbiamo percorsi su sterrato maltrattati dal Pampero, il forte vento che scende dalle Ande. I ricordi sono troppi per trovarne uno emblematico da raccontare. Indimenticabile la sensazione che si prova nel trovarsi in mezzo al nulla nel cuore della zona desertica della Patagonia, dove tra un centro abitato e l’altro ci sono centinaia di chilometri senza altro segno che non sia il tracciato della strada.

È difficile spiegare cosa si prova ad arrivare “Dove il Mondo Finisce”, soprattutto dopo un viaggio come il nostro. È stato un viaggio difficile sotto tanti punti di vista, non ultimi i due incidenti stradali che hanno visto coinvolti i miei compagni. Situazioni drammatiche anche alle nostre latitudini che vissute nel mezzo di un territorio sperduto come quello mettono tutti davvero a dura prova. Incidenti gravi ma non gravissimi grazie al Cielo.

Come bisogna affrontare un viaggio di questo tipo, quali consigli possiamo dare, a cui prestare attenzione, come equipaggiarsi e soprattutto cosa tenere più in considerazione per un’esperienza del genere

È un viaggio difficile ma non è nulla di impossibile. Serve una forte determinazione, questo sì. Bisogna cercare di prevedere qualunque cosa così da non farsi trovare impreparati, questo vale sia per il veicolo con un tagliando approfondito e una buona manutenzione, sia per il guidatore che deve essere preparato sia fisicamente che mentalmente.

Alla fine la parte tecnica – l’equipaggiamento – è la più facile, dipende un po’ dal budget di cui si dispone ma le dotazioni ipertecnologiche non sono indispensabili.

Quale capitolo del libro Dove il mondo finisce ti è più caro e perché

I capitoli a me più cari sono quelli in cui racconto della fine del viaggio, con i giorni passati a Ushuaia per organizzare il rientro in patria delle Vespa dove il gruppo, dopo tante avventure, si divide.

Come in ogni viaggio la felicità per la meta raggiunta ben presto affoga nello sconforto per la fine di una meravigliosa esperienza di vita, a cui si somma la tristezza nel salutare amici che dopo aver vissuto gomito a gomito per giorni e condiviso emozioni così forti senti vicini come fossero fratelli.

Che tipo di territori e di persone avete incontrato: raccontaci qualche episodio

L’Argentina offre una varietà di paesaggio incredibile, dagli sterminati pascoli erbosi della Pampa con le mandrie di manzi al pascolo, agli spazi sterminati della steppa patagonica fino alle zone montane dai panorami tipicamente alpini, a San Carlos de Bariloche sembra quasi di essere in Baviera!

La maggior parte di quanti abbiamo incontrato erano argentini di origine italiana, più o meno remota, e la loro accoglienza quando capivano che la nostra carovana era composta da italiani, è stata sempre calorosa e affettuosa.

Gli imprevisti di percorso – ovvero gli incidenti – ci hanno costretto a rapportarci con la popolazione locale più di quanto può capitare a dei normali turisti, e questo aspetto nonostante la drammaticità dei frangenti si è rivelato un valore aggiunto di questa nostra avventura.

Problemi ne avete avuti, con le vespe, con le persone?

Le Vespa chiaramente sono state messe alla frusta e ogni sera quelli che tra noi erano più ferrati nella meccanica avevano il loro bel da fare a rimettere in ordine di marcia gli scooter per il giorno dopo.

Qualche problema di convivenza nel gruppo c’è stato e credo fosse inevitabile, d’altra parte un viaggio come il nostro è un po’ come vivere tutti nella stessa barca, a tenere la barra dritta ci ha pensato Tony, da tutti riconosciuto nel suo ruolo di capo spedizione. Il suo fare risoluto ha risolto diverse questioni, la forte determinazione del gruppo a voler raggiungere la meta ha fatto il resto.

Come sei riuscito a coinvolgere l’editore alla pubblicazione del volume?

Dove il Mondo Finisce” in realtà è una nuova edizione. Un libro in cui racconto questo viaggio era già uscito anni fa con altro titolo e altro editore che si è poi rivelato davvero poco serio (eufemismo).

Dopo una causa durata qualche anno che poi ho vinto sono tornati nella mia disponibilità i diritti di pubblicazione del mio testo. Avevo l’ambizione di farlo tornare nelle librerie ma non è stato facile, chi apprezzava il testo poi non se la sentiva di darlo alle stampe in quanto già “bollito” a livello commerciale.

In Alpine Studio invece ho trovato uno staff entusiasta che si è appassionato al mio racconto: Giada Bruno, responsabile della Collana Orizzonti, non si è accontentata di propormi una ristampa ma ha voluto farne una nuova edizione e mi ha affiancato Sara Castiglioni che è stata la mia editor.

Il risultato di questo lavoro è questo nuovo libro che migliora sotto diversi aspetti la prima uscita. Se prima era un libro apprezzato principalmente dagli appassionati di Vespa oggi è un libro di viaggio vero e proprio che suscita l’interesse dei lettori di quel genere narrativa e l’attenzione degli addetti ai lavori: ad agosto ho avuto l’onore di presentare il mio libro a Jesolo, ospite del Festival della Letteratura di Viaggio.

È di qualche giorno fa poi la comunicazione che “Dove il Mondo Finisce” ha vinto il Premio Speciale della Critica alla VI edizione del Concorso Letterario “Storie in Viaggio” bandito dall’Associazione Euterpe di Jesi: davvero una gran soddisfazione!

Stai programmando qualche altra meravigliosa avventura?

Da questo mio viaggio patagonico è passato ormai un bel po’ di tempo, con il gruppo di Vespaonline siamo ancora in contatto ma nonostante i buoni propositi la magia che ci ha consentito di portare oltre Atlantico le nostre Vespa non si è più ripetuta.

Credo che parte della straordinarietà di quella nostra meravigliosa avventura stia anche nella sua irripetibilità. Noi non siamo più gli stessi e non è più la stessa nemmeno la Ruta 40: ho amici e conoscenti che ci sono stati di recente e mi hanno confermato che di quei 1800 km di sterrato da noi percorsi oggi ne restano ben pochi, i vari presidenti che negli anni si sono succeduti al Governo dell’Argentina l’hanno asfaltata per farne un’infrastruttura viabilistica di cui chi abita in quelle zone ha davvero bisogno, cancellando purtroppo una strada mitica per tutti quelli che hanno nel viaggiare avventurosamente un loro ideale.

Il viaggio resta comunque una mia grande passione e non c’è solo la Vespa per farlo. Prima che la pandemia arrivasse a sconvolgere le nostre vite e le nostre abitudini mi sono tolto lo sfizio – a 50 anni suonati! – di mettere piede per la prima volta in vita mia negli USA.

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Ho girato per 3 settimane in tourist bus, un po’ sulla costa est un po’ sulla ovest, più di 3000 miglia toccando 10 Stati, visitando un gran numero delle mete più gettonate degli Stati Uniti (New York, Toronto, Washington, Los Angeles, Las Vegas, San Francisco, Gran Canyon ecc).

Un viaggio meno avventuroso di quello in Patagonia ma ugualmente straordinario, “scoprire” l’America significa davvero andare alla scoperta di quello che è davvero un altro mondo. Ne ho scritto ovviamente, e la mia ambizione è quella di riuscire a pubblicare un nuovo libro.

Scheda del volume

Editore: Alpine Studio
Collana: Orizzonti
Data di Pubblicazione: giugno 2019
ISBN: 978 88 99340 834
Pagine: 374 – Formato: 14 x 19,5 cm
Prezzo: Euro 16,80

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