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Viaggiatrici italiane, una lunga strada verso l’emancipazione

Spazi, Segni, Parole – Percorsi di viaggiatrici italiane, un libro che racconta l'emancipazione attraverso il tema del viaggio

Viaggiatrici italiane, una storia meno nota delle donne in viaggio inglesi e francesi. Vicende particolarmente interessanti che raccontano un percorso di emancipazione in una realtà essenzialmente al maschile

Donne viaggiatrici, e che, sui loro blog o in tante altre forme, scrivono dei loro viaggi. Molta letteratura di viaggio è oggi al femminile. Tante appassionate “travel blogger” possono dare vita alle loro descrizioni anche per merito di chi, in passato, ha fatto da breccia in un mondo tradizionalmente dominato dagli uomini.

Sono tante le donne che fra Ottocento e Novecento aprirono le porte all’emancipazione anche attraverso il tema del viaggio: esploratrici, avventuriere, studiose, prime turiste o semplici curiose europee, soprattutto anglosassoni e francesi. Nomi celebri di cui vi ho già raccontato su Scrittore in viaggio: da Freya Stark a Karen Blixen, da Alexandra David-Néel a Ella Maillart.

Donne che attraversarono l’Africa e che si spinsero fino alle mistiche vette dell’Himalaya. E le viaggiatrici italiane? Una domanda a cui risponde bene un libro di qualche anno fa e che casualmente ho avuto modo di rileggere poco prima di questo 8 marzo del 2021, anno di pandemia che attende la vaccinazione di massa per dire basta e riprendere a viaggiare tranquilli. Forse.

Spazi, Segni, parole – Percorsi di viaggiatrici italiane

Questo libro si chiama Spazi, Segni, Parole – Percorsi di viaggiatrici italiane, curato da Federica Frediani, Ricciarda Ricorda e Luisa Rossi (Franco Angeli, 36 euro). Un libro che racconta storie affascinanti. Di viaggiatrici italiane. Un dato balza subito in evidenza. A differenza delle altre europee, la maggioranza delle italiane partiva generalmente al seguito del marito, in genere ufficiale militare o diplomatico, o di familiari. Le viaggiatrici italiane sono per lo più nobildonne o signore benestanti, che possono concedersi questo privilegio.

Sinopsi del volume

“Tutti conoscono le grandi viaggiatrici inglesi e francesi diventate simbolo di un’emancipazione precoce ed eccentrica, di uno sguardo a volte inedito, a volte prevedibile, ma sempre interessante su realtà prima confinate in un racconto del mondo tutto maschile. Meno nota, ma ugualmente interessante, fitta e complessa è la storia delle viaggiatrici italiane, donne che hanno deliberatamente intrapreso un’avventura spaziale e mentale tradizionalmente negata al loro sesso.

Gli autori, soffermandosi sulle continuità e discontinuità tra Ottocento e Novecento, illuminano figure poco conosciute senza tralasciare di offrire nuove interpretazioni di viaggiatrici più note e studiate. Emergono così dall’ombra o riverberano di nuova luce profili e itinerari sorprendenti. Dalla ricerca dell’ispirazione artistica all’esplorazione scientifica, dal più lontano Oriente agli inospitali paesaggi dell’Africa delle nostre colonie fino all’America della modernità, le nostre viaggiatrici coprono non meno delle colleghe straniere tutte le varianti dell’odeporica. Il volume, dal forte impianto interdisciplinare, traccia un nuovo quadrante dell’altra mappa che le donne italiane hanno visto, scritto e descritto, uscendo a prendere la parola nei due secoli che hanno cominciato a ridargliela”.

Le storie principali

Alcune di queste donne sono giornaliste e viaggiano per scrivere memorie e resoconti. il loro viaggio è finalizzato alla scrittura di memorie e resoconti. Cristina Trivulzio di Belgiojoso (1881-1871) è la prima vera viaggiatrice italiana. Oltre a viaggiare in Italia e in Francia, arriva fino in Medio Oriente. Scrive in francese, la lingua dell’aristocrazia dell’epoca.

Carla Serena, di origine belga, è sposata a un italiano. Viaggia in Europa e in Russia per arrivare nel Caucaso e in Iran, tra il 1877 e il 1878. Il mistero del mondo femminile islamico, confinato nella clausura degli harem, affascina molti uomini. Solo le donne però possono entrarci e contribuiranno a lasciarci una descrizione realistica di ambienti e condizioni di vita ben lontana dalla descrizione “luogocomunista” maschile da ballo del ventre, odalische e veli.

Amalia Nizzoli è una di queste donne. Arriva in Egitto a 14 anni con i genitori. Osserverà le donne arabe con particolare sensibilità e ne farà un ritratto profondo comunciando con loro in arabo e sfatando molti pregiudizi.

Interessante è anche la storia riportata nel libro su Dora d’Istria, rumena ma italiana d’adozione. Dora D’Istria fu grande conoscitrice della Svizzera. Fu nota per una bugia. Talmente forte la smania dell’epoca di scalare le montagne, Dora scrisse di aver raggiunto la vetta del monte Moench. In seguito si scoprì che non era vero. Un vero viaggio di cui lasciò un ampio resoconto nel 1863 fu quello effettuato nella Grecia continentale.

Tra le viaggiatrici italiane merita anche di essere ricordata Giuseppina Croci. Giuseppina, di Castano Primo, in provincia di Milano, è un’esperta lavoratrice in filanda. Nel 1890 parte per Shanghai per istruire le cinesi all’uso dei filatoi meccanici. Resta in Cina per cinque anni. Di lei resta un diario, scritto durante i 37 giorni di navigazione da Genova a Shanghai.

Poi tante altre storie che corrispondono ad una maggiore “apertura” del mondo verso le donne. Gina Lombroso Ferrero, figlia del criminologo Cesare, che viaggia con il marito in Sudamerica, Elena d’Orléans, moglie del duca Emanuele Filiberto, soprannominata la “principessa beduina” per i suoi viaggi solitari, senza marito e famiglia, in Africa, Eva Mameli Calvino, famosa botanica. E ancora due viaggiatrici conosciute in America: Mantea, la baronessa piemontese Gina Sobrero, che giunge fino alle Hawaii, e Adriana Dottorelli, che viaggia per puro piacere con il marito nell’America degli anni Trenta.

Tanti sono i nomi e le storie poco note che questo libro ci fa scoprire. L’ultima di queste storie è quella che ci conduce a Francesca Bonardi, romana, nata nel 1917, moglie del celebre orientalista italiano, Giuseppe Tucci. Accompagna il marito come fotografa in tre spedizioni, tra il 1952 e il 1955, in Nepal e in Pakistan. Realizza una preziosa testimonianza sull’archeologia di quei paesi. Desta curiosità il fatto che ancora oggi Francesca Bonardi non venga menzionata su Wikipedia per il suo importante lavoro di fotografa.

I contributi di queste donne, le loro storie, sono fondamentali per capire cosa rappresentasse il viaggio in altri tempi e come oggi si sia potuti finalmente arrivare a fare della propria libertà una scelta. Nonostante in molte parti del mondo non sia così.

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