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Scozia, una terra che ruba il cuore (anche se non è impavido)

Nella terra di Nessie e di William Wallace dove la natura avvolge il viaggiatore e una colorata allegria caratterizza la vita quotidiana

Reportage del mio viaggio in Scozia. Paesaggi straordinari, città, borghi e castelli per un ricordo davvero indelebile

Finalmente trovo il momento giusto per raccontarvi del mio viaggio in Scozia. È passato qualche anno, il viaggio risale al 2016, ma le emozioni vissute sono ancora molto intense tanto che non mi è facile decidere da dove iniziare a raccontarlo.

Vi dico subito come era il mio stato d’animo prima della partenza. Molto incerto. Da un lato per via del clima e delle piogge scozzesi, ben rinomate. Ma ero anche ricolmo di curiosità riguardo al poter entrare in contatto con la natura selvaggia e verdissima dei paesaggi di Braveheart. Per non dire del suono ipnotico delle cornamusa che adoro e della musica dei Simple Minds.

Viaggio in Scozia, partenza e arrivo a Glascow


Partito da Roma, sono arrivato a Glasgow in tarda mattinata. Nei due giorni a disposizione per visitare la città, ho potuto rendermi conto che è ormai lontana dal lungo periodo di degrado sociale e di cattiva reputazione che la contraddistingueva negli anni ’70.

Infatti, a seguito di una politica di riqualificazione e rilancio di attività culturali, è una città frizzante grazie a musei e tante attività culturali. Famosa per lo shopping e la vita notturna, con un forte sviluppo del polo universitario nel design e architettura.

Tanti pub e localini con musica dal vivo. Bisogna andare a mangiare prima delle 20.30, altrimenti le cucine sono chiuse e non ce n’è per nessuno.

La sera, ascoltare le note lunghe della cornamusa suonata da un ragazzo al tramonto, fa il suo effetto. Smuove le corde dell’anima, soprattutto se siete in buona compagnia.

Direzione Ballachulish, Highlands e Inverary Castle

Dopo aver affitato un automobile con la Hertz (esperienza che non rifarei), il mio viaggio on the road è proseguito in direzione di Ballachulish vicinissima a Fort William, lungo la strada costiera di Argyll attraversando i maestosi paesaggi naturali delle Highlands.

Ho goduto di uno scenario caratterizzato dai picchi del Ben Nevis, alte colline ricoperte da soffici manti verdi e meravigliosa erica, da dove emergono le rocce, verdi boschi e brughiere. Ricco di acqua presente in tutte le forme, dai ruscelli che si trasformano in alte cascate ai laghetti su cui si affacciano piccoli villaggi.

Altra caratteristica del paesaggio sono le nuvole basse che spesso formano una sola cosa con la nebbia, e che improvvisamente si trasformano in pioggerellina leggera. Un’atmosfera che lascia una sensazione meravigliosa.

Ricordo ancora di certe soste lungo la strada. Scendendo e arrampicandosi sulle rocce verdi tra le gole delle Highlands sembrava di rivedere il villaggio del giovane Wallace quando esce con la sua promessa sposa dicendo al padre di lei, riluttante, mentre scorre una pioggia torrenziale: per la Scozia è bel tempo, afferma sicuro il futuro Braveheart e scappa con l’amata.

Altra tappa imperdibile per chi si ferma a Ballachulish è la visita all’Inverary Castle. La sera poi assistere ad uno spettacolo di racconti e balli scozzesi mi ha riportato indietro nel tempo, ad un mondo ricco di tradizioni e a storie di coraggio e di ribellione.

Inverness e Loch Ness, alla ricerca di Nessie

Il viaggio è poi proseguito verso Inverness costeggiando l’immenso lago di Loch Ness, fantastico e misterioso. Immerso nella tipica bruma di Scozia, ho aspettato di poter incontrare la simpatica Nessie ma non c’è stato nulla da fare. Non si è fatta fotografare. Ho proseguito allora per le vie della deliziosa cittadina.

Il piccolo borgo di Loch Ness è molto vivace. Ricco di verde (come potrebbe essere altrimenti con l’acqua che non manca mai di bagnare la terra con i suoi scrosci), è caratterizzato da casette colorate, imbellettate di fiori scintillanti.

Le Isole Ness, parco pubblico, sono costituite da due isolette collegate da ponti pedonali e usate come luoghi ricreativi sin dagli anni 1840. Craig Phadraig, un tempo antico forte gaelico posto su una collina di 240 metri, offre escursioni su un percorso che attraversa terreno boscoso e di brughiera.

Arrivati ad Inverness si respira subito un’aria “familiare” e di tipica eccitazione da escursione immediata (appena posata la valigia).

Inverness è situata alla foce del fiume Ness (che confluisce nel vicino Loch Ness) e all’estremità sudoccidentale del fiordo di Moray Firth. La città giace alla fine del Grande Glen che riunisce Loch Ness, Loch Ashie e Loch Duntelchaig a ovest. Il Canale di Caledonia passa per Inverness, attraversa il Grande Glenn e connette Loch Ness, Loch Oich e Loch Lochy.

Dopo aver lasciato l’hotel dalle belle vetrate con la vista sui tetti della città, ho potuto apprezzare l’ottima gastronomia, il Mercato vittoriano e ammirare le mostre d’arte nelle gallerie della città.

Girare in centro è rilassante, come lo è ammirare il Castello di Inverness e la Cattedrale di St Andrew, passeggiando sulle sponde del fiume Ness. E poi attraversare il Ness Bridge, il ponte a sospensione che porta a Kiltmaker Centre, famoso per la lavorazione del tartan.

E la sera, al calar del sole, godere di uno spettacolare tramonto che squarcia le nuvole che fino a poco prima predicavano pioggia, è davvero una sensazione indimenticabile.

L’isola di Skye


Con due giorni di tappa a Inverness, immancabile è la visita all’isola di Skye. Durante questa “passeggiata” ho potuto apprezzare, nei pressi di Dornie, un caratteristico villaggio di pescatori. Ho successivamente ammirato e immancabilmente fotografato Eilean Donan Castle, il più famoso castello di tutta la Scozia situato su un isolotto vicinissimo alla costa. Bellissimo e suggestivo.

Poi ho raggiunto Skye, collegata tramite un bellissimo ponte alla costa, dal quale si ammira tutta la bellezza dei fiordi e del mare. Purtroppo il tempo non mi ha assistito e non ho potuto neanche scattare una fotografia.

Sembrava di essere in piena tempesta ed è stato difficoltoso anche scendere un attimo dall’automobile per rinfrancarsi con un caffé. Nonostante questo, guardare il mare dal parabrezza immersi in un paesaggio straordinario, è stato suggestivo e affascinante.


Aberdeen e l’immancabile “cicchetto”

Salutata Inverness, il mio viaggio è proseguito per Aberdeen. Non poteva mancare ovviamente la visita alla distilleria. Mi sono imbattuto nella Glen Moray Distillery a Elgin che basa tutta la sua attività sulla produzione del Whisky.

Non amo il Whisky a cui, eventualmente, preferisco un bicchierino di nocino o di Calvados. Ma come non rimanere incantati dal laboratorio dove avviene il processo di distilleria, dalla immensa cantina in penombra dove le botti sono custodite e controllate?

Aberdeen, la terza città più popolosa della Scozia, all’arrivo, si manifesta come abbastanza caotica. Viene soprannominata la Città di Granito o la Città d’Argento. Dalla metà del XVIII alla metà del XX secolo gli edifici di Aberdeen sono stati edificati utilizzando il granito grigio estratto da cave locali, le cui inclusioni di mica scintillano al sole.

La città si affaccia sul mare per un lungo tratto con coste sabbiose. Dalla scoperta del petrolio del mare del Nord negli anni Settanta, si è guadagnata altri soprannomi quali Capitale europea del petrolio e Capitale europea dell’energia.

Potrebbe risultare un po’ tetra ma le sfumature argentate abbinate al gioco cromatico che gli scozzesi hanno creato dando risalto ai colori con molti fiori e le immancabili porte colorate, donano allegria e vivacità.

Non a caso, Aberdeen ha conquistato il premio Gran Bretagna in Fiore battendo dieci volte il record, e ospita il Festival Internazionale Giovanile di Aberdeen, un evento di portata internazionale che attrae fino a 1000 delle più quotate compagnie giovanili mondiali nelle arti performative.

Dunnottar Castle, il castello di William Wallace

Ultima tappa del mio viaggio on the road, direzione Edimburgo. Il sole finalmente, dopo diversi giorni di pioggia battente, fa capolino fra le nuvole. Le strade sono ampie e guardando verso il mare improvvisamente vedo in lontananza Dunottar Castle.

Non potevo non fermarmi a passeggiare tra i promontori, le rovine e i picchi ricoperti di verde. Uno spettacolo da non perdere, un luogo che regala forti emozioni. Si trova su uno sperone roccioso a picco sul mare, a circa 50 metri di altezza, circondato da prati e campi di ginestra. Il paesaggio è mozzafiato, scogliere, mare e cielo azzurro, tantissimi uccelli e il vento che soffia inesorabile.

Leggenda vuole che sia stato baluardo di William Wallace. Dopo il varco d’ingresso, un viottolo sterrato conduce ad un punto panoramico d’eccezione. Lo sperone isolato di roccia nera su cui sorge il castello, si staglia sulle scogliere a strapiombo della circostante Tornyhive Bay.

Un camminamento in discesa, reso agevole da gradini, porta al livello della scogliera, dopodiché un breve e ripido sentiero sale all’area monumentale.

Poco vicino prima di riprendere il viaggio, immancabile un giro nel villaggio costiero di Stonehaven, dove i gabbiani vengono a fare compagnia e a curiosare mentre si scattano foto.

Ultima tappa del nostro viaggio, Edimburgo

Finalmente arrivo a Edimburgo, ultima tappa del mio viaggio. Dichiarata patrimonio Unesco nel 1995, sorge sulla costa orientale della Scozia, sulla riva meridionale del Firth of Forth, a circa 70 km ad est di Glasgow, ed è edificata su sette colli.

Trovo una città piena di vita, allegra e avvolta in un’atmosfera particolare. Due giorni intensi, a piedi a girare in lungo e largo la città caratterizzata da salite e discese e tanti luoghi da scoprire, ad iniziare dal Castello.

Un maniero tutto da scoprire dove le guide raccontano le molteplici storie che hanno cambiato la città. Da qui parte un insieme di vie e principalmente la Royal Mile, fitta di negozi, pub, locali e tante case colorate. Poi mi sono lasciato andare al piacere supremo di un’intensa flanery, girando per la Old Town.

A Edimburgo, non fatevi assolutamente mancare la visita al Royal Botanic Garden. Uno spettacolo della natura e della capacità umana di accoglierla, uno spazio di particolare grazia dove piante e fiori dialogano e sussurrano parole di luce al visitatore in grado di percepire tutta la bellezza del luogo.

Originariamente fondato nel 1670 in un unico sito come un vero e proprio giardino dei semplici per la coltivazione di specie officinali, oggi ha quattro diverse sedi in Scozia: Edimburgo, Dawyck, Logan e Benmore, ciascuno dei quali con la propria collezione specializzata, anche se il giardino botanico di Edimburgo rimane il principale.

La collezione del giardino botanico reale complessivamente ammonta a più di 15.000 specie di piante, mentre l’herbarium conserva 3 milioni di specimen.

Inevitabilmente, come accade in tutti i sogni, arriva l’ora del risveglio ossia il momento della partenza. A Edimburgo si conclude il mio viaggio e il mio reportage. Arrivederci fantastica terra di Braveheart, ti porto davvero nel cuore. La Scozia mi saluta mentre l’aereo parte, in una fantastica giornata di sole. Mi sembra di ascoltare una cornamusa che mi ipnotizza ancora una volta. Ma forse è ancora l’effetto di qualche cicchetto.

Fotografie: @ Germana Ferrante e @ Daniele Del Moro

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