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Rebecca Busi, giovanissima pilota in gara alla Dakar

Rebecca Busi in gara al Rally Dakar. Un sogno che si avvera per questa giovanissima e grintosa pilota che racconta a Scrittore In Viaggio la sua storia e le sue aspirazioni

Una donna “oltre gli schemi”, in gara per i propri sogni. Rebecca Busi, pilota alla Dakar, che partirà il prossimo 1 gennaio in Arabia Saudita

Rebecca Busi, giovanissima pilota, bolognese di Camugnano, correrà al prossimo Rally Dakar. La più giovane in gara, per mettersi alla prova con una sfida così leggendaria.

Se la Dakar è nel cuore di molti che come me hanno vissuto il fascino degli Anni Ottanta, Rebecca, forte delle sue motivazioni, correrà con il casco caratterizzato dagli stessi colori di Hamilton.

Come spiega, vuole condividere un messaggio di solidarietà, in particolare con le donne, un messaggio positivo, che dia forza a chi si trova in brutte situazioni. A soli 25 anni, la Dakar è lì che la aspetta.

Scrittore In Viaggio ha voluto intervistarla per capire la fibrillazione che sta vivendo in questi giorni prima di “buttarsi all’opera nella polvere” della Dakar che quest’anno si svolgerà dal 1 gennaio in Arabia Saudita.

Rebecca, prima donna giovanissima che parteciperà alla Dakar. Cosa significa questa importante “missione, quale messaggio vuoi portare e quanto senti il peso di questa “responsabilità”?

Quest’anno al volante la donna più giovane in gara. In realtà non sento alcun peso, mi piace pensare che non sia una cosa così importante, forse per non sentire l’ansia di quello che sto per fare.

Un messaggio però c’è, mi piacerebbe trasmettere alle persone della mia età o anche più giovani che se si vuole veramente qualcosa c’è sempre una strada per inseguire i propri sogni.

Bisogna solo trovare il coraggio di iniziare e mettersi in gioco. Fino a un anno fa la Dakar era un sogno lontano, non sapevo come iniziare a correre, ho chiamato tantissime persone per chiedere preventivi, per fare dei test o semplicemente per aiutarmi, guardavo le altre ragazze correre e pensavo: eppure un modo ci deve essere.

Per un caso fortunatissimo mi sono imbattuta nel post del mio copilota, il quale mi ha dato fiducia fin da subito e ha creduto nel mio progetto. Sono passata dal sogno della Dakar all’iscrizione in una mattinata. Quando ho ricevuto lo screen-shoot dal mio papà ho iniziato a tremare perché non potevo credere che stesse succedendo davvero.

Come nasce questa passione per i motori e per il rally, raccontaci nel dettaglio la tua storia

I miei genitori hanno iniziato a portarmi in mezzo al deserto all’età di sei anni, erano dei viaggi organizzati nei quali ti muovevi solo in macchina, campeggiavi nel deserto e ti spostavi tra una meta e l’altra, da qui nasce il mio amore per le dune.

Io e mamma abbiamo sempre seguito papà durante i suoi motorally (Il papà di Rebecca ha corso tra i molti Rally in Africa anche il Rally dei Faraoni, NdD) in giro per l’italia, diciamo che sono sempre stata a contatto coi motori, mio zio è un appassionato di rally e macchine, e per me è la normalità.

Passavo i pomeriggi su una macchinina elettrica e in realtà non credo di saper rispondere in modo adeguato perché le macchine mi sono sempre piaciute, fanno parte di me e di ciò che sono, li trovo il mio modo di esprimermi, se sono agitata o triste per qualsiasi motivo mi basta salire in macchina e smettere di pensare a ciò che mi circonda. Credo che possiamo definire passione come quella cosa che ci fa non solo battere il cuore ma ci permette di non pensare al resto.

Con quale veicolo gareggerai e soprattutto quale automobile per te è un vero mito?

Gareggerò con un Range Rover 3900 benzina, ho deciso tra l’altro di ispirarmi a una grafica di una vecchia range che correva nelle prime parigi-dakar e rivisitarla un po’. Un po’ di freschezza che rispecchia i miei pochi anni.

Io amo profondamente le macchine veloci, ma il mio mito è l’intramontabile Lancia Delta, a casa ne abbiamo alcune e tutte le volte che le guardo penso a quanta storia hanno fatto, e devo ammettere che mi vengono i brividi.

Le donne pilota forti come gli uomini: uno studio smaschera i pregiudizi. Cosa ne pensi, cosa deve fare una donna per poter affermare questa forza in un mondo spesso ancora “discriminante”?

Correre, se una donna vuole dimostrare quanto vale in questo mondo deve semplicemente correre come fanno gli uomini. I pregiudizi ci saranno sempre ma la forza sta nel non farsi condizionare da questi e continuare per la propria strada, con professionalità e dedizione.

È vero, al momento, è più difficile e bisogna lavorare sodo. Spero che in un futuro non ci sia più bisogno di parlarne, è concetto retrograde che limita le possibilità di tutti, sono felice però che ogni anno il numero delle donne nel Motor sport cresca, oggi ci sono più possibilità e sempre più aziende decidono di investire nel lato femminile.

La leggendaria Parigi-Dakar, cosa significa per te?

Conosco la Dakar come un’avventura, una corsa impervia, pericolosa, al limite dell’essere umano e che solo in pochi pazzi decidevano di affrontare, non che ora siamo considerati sani di mente a guidare per oltre 8000 chilometri in 12 tappe ma era qualcosa di ancora più estremo senza alcun tipo di sicurezza.

In Marocco il mio primo coach è stato Graziano Pelanconi che ha al suo attivo 19 Dakar, mi ha raccontato qualche episodio e ascoltarlo è stato un piacere e un onore.

Come ti stai preparando per questa storica competizione, segui una dieta particolare? Quale è il tuo stile di vita?

Mi alleno in palestra 3 volte alla settimana, corro per circa 5 chilometri 2 volte (sempre a settimana) e la domenica mi riposo, la dieta è la base se si vuole ottenere una buona condizione fisica, ma ho sempre seguito un’alimentazione sana, negli ultimi due mesi però ho eliminato le serate con i miei amici per dare la precedenza al riposo e anche a quei 2/3 bicchieri di vino che potevo concedermi a un aperitivo, cena o serata in discoteca.

Ho 25 anni, divertirsi e uscire fa parte delle attività della mia età, inoltre studio a Barcellona e la vita notturna spagnola è famosa, ma ho dato la precedenza a ciò che è importante per me, la Dakar. Ammetto che non è sempre facile, ma bisogna sacrificare qualcosa se si vuole ottenere un risultato e onestamente non mi pesa affatto considerando che aspetto questo momento da tutta la vita.

Quali progetti hai per il futuro, insomma, cosa “farai da grande”?

I miei progetti sono ancora incerti, spero di trovare abbastanza sponsor per continuare a correre e affrontare la Dakar del 2023, ci stiamo già muovendo ma questo sport è costoso si sa.

I miei piani non cambiano, sono comunque una ragazza che ha studiato economia e che sta facendo un master in international business, ho studiato per aiutare l’azienda di famiglia ma l’altra faccia della medaglia è quella di seguire il mio sogno e diventare una pilota professionista. La mia massima aspirazione è fare entrambe le cose, come la Gutierrez che è una dentista e pilota.

Cosa altro vogliamo aggiungere a questa tua bellissima storia?

Credo che tu abbia fatto le domande giuste, non credo di voler aggiungere altro, ma se ti vengono in mente delle domande o se vengono ai lettori sono sempre disponibile.

Ci vuole passione nella vita, ed è la passione che ci tiene vivi ed io spero di trasmettere la mia a chiunque ne abbia bisogno, non mi considero speciale o più meritevole, non mi sento nessuno di importante, voglio soltanto inseguire il mio sogno, e fare quello che amo… Guidare.

Foto: per gentile concessione di Rebecca Busi.

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