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Piccolo museo della Vespa Leoni Rossi, gioielli in una stanza con Ozzy

Una stanza ricolma di modellini di Vespa e di tanti altri oggetti raccolti con cura negli anni da Enrico La Manna. Scrittore In Viaggio lo ha intervistato

Il Piccolo museo della Vespa Leoni Rossi di Enrico La Manna, Presidente del Vespa Club Leoni Rossi. Una stanza di circa 12 metri quadri, la cui superficie è occupata per la maggior parte dal terrario del suo unico custode, Ozzy l’iguana che sorveglia Vespe e modellini di rara bellezza

Collezionare oggetti è come sottrarre anni al dio Krono. È riavvolgere il nastro del tempo. Farsi una collezione di musicassette, come si diceva un tempo, per poterle riascoltare “ad libitum” e poi ricominciare a piacimento.

Parlo per esperienza. Nel mio confusionario studio, tra libri, fogli, penne e caos editoriali di varia foggia, da molti anni, in una malmessa scaffalatura, troneggiano una quarantina di modelli di Vespa con diversi altri modelli di Alfa Romeo, dei bei tempi, quando il rombo di una Giulia era come il Bologna di un tempo, “L’automobile che tremare il mondo fa”.

Ogni tanto contemplo i miei oggettini, scalcagnati beninteso, a chi manca una ruota, a chi un manubrio, a chi quasi tutto. Ma considerando i ricordi ad essi legati, interminabili attese in edicola per l’uscita del nuovo fascicolo, una vettura regalo di un mio sparito e non troppo savio zio quando avevo 11 anni, una stupenda lancia Fulvia HF in versione Spedizione Polare, insomma, il mondo del collezionismo, quello vero, è un autentico baluardo di resistenza al pensiero fluido e al caos di non si sa bene quali aspirazioni attualmente siano in vigore tra le persone (a parte il fatto che si accapiglia per tutto, anche per il fumo della cappa).

Chiedo scusa per l’ampia premessa ma è il mio modo per condurvi all’intervista di oggi su Scrittore In Viaggio a Enrico La Manna, mirabile esempio di chi ha saputo dare alle proprie passioni una direzione precisa, condividendo con noi queste bellezze a colori. Enrico ci prnde per mano e ci guida sui colli del vintage, solcando le tracce del passato con “lamps” di modernità.

Parliamo del Piccolo Museo della Vespa Leoni Rossi. Affido, prima dell’intervista, come consuetudine, a Enrico la presentazione di sé e del suo “scintillante” museo, fatto di Vespe e di tante altre mirabili “chicche”.

Fin da piccolo sono stato un appassionato di motori e delle due ruote. Ho acquistato la mia prima Vespa 50 R dopo la maturità, influenzato dagli amici di sempre e da subito mi si è aperto un mondo nuovo, vasto e sorprendente.

Da quasi 15 anni sono a capo del Vespa Club Leoni Rossi che ad oggi conta circa 250 soci. Amante e promotore del territorio irpino sono costantemente impegnato nelle molteplici attività turistiche, sportive e solidali promosse dalla nostra associazione.

Il mio piccolo museo è di circa 12 metri quadri, una stanza grande quanto un gazebo 3×4, la cui superficie è occupata per la maggior parte dal terrario del suo unico custode, Ozzy l’iguana.

Ha un solo senso di marcia ed è possibile ammirarvi articoli vecchi e nuovi. Si percepisce, così, l’evoluzione del giocattolo: dalla latta al metallo presso fuso, dalla plastica abbozzata al modellismo, dai giochi di società a quelli per l’esterno come bici, tricicli, elettrici o a pedali. Inoltre ci sono libri tecnici, storici, di viaggio… Quadri, sculture… E altro ancora…“.

Che la nostra chiacchierata, dunque, abbia inizio.

Enrico, partiamo dall’ultima “new entry: la splendida PX 125

Si, ogni giorno ci sono nuovi arrivi e il mio piccolo Museo diventa sempre più ridotto, in termini di superficie. La Px scala 1:10 è un bellissimo esempio di modellismo, preciso in ogni suo piccolo particolare completo di cavi al motore, adesivi speciali, parti smontabili, come le due scocche laterali, parti apribili, come la sella, il portapacchi e il portaoggetti. Prodotto dalla Schuco, una ditta tedesca, in edizione limitata di mille esemplari. In esposizione ne ho 3 di diverso colore.

La tua passione per la Vespa

Anche se, amante dei film di Bud Spencer e Terence Hill, ho avuto sempre il pallino per la Ducati Scrambler di “Altrimenti ci arrabbiamo” ma tra i veicoli a due ruote la Vespa ha sempre avuto il suo fascino, sarà per le sue linee sinuose, sarà per la semplicità d’utilizzo, ho sempre pensato di acquistarne una prima o poi. Con mio cognato da ragazzi giravamo il mondo con la sua Vespa 50 hp ed era molto divertente.

La storia del Piccolo museo della Vespa Leoni Rossi: quando hai avuto l’idea e come hai fatto a concretizzarla?

L’idea del Piccolo museo della Vespa nasce subito, nel momento stesso in cui acquisti qualcosa di raro, lo mostri ai familiari e ne spieghi la storia, così ne prendi altri e senti il bisogno di condividerli con tutti. Ho allestito la stanza con mobili di fortuna, modificati da me, tutti con vetrina per mostrare quello che riuscivo a trovare. Ho aperto anche una pagina Facebook dove è possibile consultare e visitare l’intera collezione.

Quanti pezzi hai, quale è il primo messo in mostra, quale il più piccolo e il più grande

Non conosco il numero preciso, ogni volta che provo a catalogarli ne acquisto subito altri. Il mio primo acquisto è stato l’intera collana di Vespa Collection, 45 modellini in scala 1:18, che uscivano periodicamente in edicola. L’ho presa da un venditore privato, in un colpo solo, si può dire che la mia collezione nasce da una collezione già completa.

Di modellini piccoli ne ho tanti e a volte me li dimentico, ultimamente ho trovato delle Vespa in ceramica di appena 2 centimetri chiamate “fagioli” per una tradizione popolare che compare in tavola in occasione della festa dei Re Magi, il 6 gennaio in Spagna e nei paesi del Sud America.

Il dolce assomiglia ad una tiara decorata con frutta candita, a guisa di gemme, ed è sempre accompagnata da una corona. Inoltre contiene nel suo ripieno due sorprese: un fagiolo e una statuina. La tradizione dice che chi trova la statuina sarà incoronato “re della festa”, mentre chi trova il fagiolo dovrà pagare la torta.

Di modellini grandi ne ho diversi, da quelli elettrici della PegPerego a quelli a pedali Kinderbaby o tricicli Biemme, il più grande in assoluto è il kiddie riders, ovvero una giostra da bar con tanto di gettoniera. È di fine anni Ottanta e parte solo con le vecchie 500 lire. Inoltre ultimamente mi è arrivata una copia moderna della bici Pierre Guy prodotta in Francia alla fine degli anni Cinquanta. Interamente in latta. È bellissima e mia figlia la utilizza sempre per gli spostamenti dentro casa.

Il pezzo più di valore

È difficile stabilire il valore economico, sono quasi tutti fuori commercio e specie nelle vendite tra privati, dei singoli pezzi possono essere sopravvalutati per legami affettivi.
Invece, quello che per me è più importante nonché di grande valore storico, è un modellino di latta con funzione a molla del 1948, della ditta italiana Siro Ferrari di Casalpusterlengo. Sicuramente il primo modellino che miniaturizza la Vespa, completo di, conducente e ancora funzionante, mi diverto a dargli la carica e farlo partire come un razzo.

Da dove arrivano i tuoi pezzi, quali paesi e quale il più stravagante

La rete internet e i mercatini online sicuramente mi hanno aiutato molto e così, in poco tempo sono riuscito a reperire la maggior parte della mia collezione restando seduto sulla sedia. La Vespa è il simbolo italiano nel mondo e lo stesso è stato con la sua “memorabilia”: modellini, giocattoli, gadget prodotti ovunque.

Dal Giappone agli Stati Uniti, in Europa ma anche in Australia, la mia collezione presenta uno o più pezzi di ditte straniere e nazionali. Ho cercato di recuperare tutto quello che è stato prodotto nel tempo e che ancora si produce. Di stravaganti ce ne sono diversi, basta guardare i modellini giocattoli anni 70 della Marx Toys, le Vespa avevano 3 ruote, la marmitta sotto la sella e il funzionamento a carica tutte prodotte in plastica dura.

Ancora più stravaganti sono conducenti: alcuni personaggi della Disney, come Pippo, Pluto, Paperino, ma anche Babbo Natale, Tom & Jerry su un sidecar e altro ancora. Danno colore e simpatia a tutta la collezione.

Hai anche altri oggetti di ispirazione vespistica o parliamo solo di modellini

Si, ho locandine originali dei film, come Vacanze Romane, o le più ricercate Jessica, La Ragazza Supersprint, Destinazione Parigi. Film in supporto originale Vhs come Quadrophenia o Dick Smart 2.007, (per intenderci la Vespa elicottero, subacquea, ultraveloce visibile al Museo Piaggio) oppure in DVD come l’ultimo cartone animato della Pixar, Luca, ambientato in Italia.

Ho, inoltre, una biblioteca completa di libri tecnici, storici, narrativa di viaggio, fumetti di Jacovitti o i racconti spagnoli di Olga y Jorge di Ferrándiz, lampade di design, come la copia della parte anteriore della Vespa in scala 1:1 di ferro battuto in esclusiva Maison du monde. Inoltre gadget di raduni a cui ho partecipato, quadri, sculture e altri regali a tema ricevuti da amici.

Ozzy, la migliore custode del tuo museo: presentiamola ai nostri lettori. Una tua altra passione?

Si, all’università mi fu regalata un’iguana di nome Iggy, che ho cresciuto per 15 anni. Alla sua morte ci sono rimasto male e quando mi sono sposato ho ricevuto in regalo Ozzy. Era piccolissima, appena nata e pó malata ma grazie all’esperienza che avevo acquisito, alla pazienza e all’amore, sono riuscito a guarirla e ad oggi sono 10 anni che sta con me.

Cresce sempre di più, adesso misura oltre 1 metro e mezzo, e con lei cresce anche il terrario che occupa la maggior parte dello spazio del piccolo Museo. È diventata il custode del museo, a sua insaputa, ma si trova bene e le piace.

Raccontaci anche di qualche tua “impresa” in Vespa, insomma la tua carriera di vespista

Da quando con i miei amici abbiamo creato il Vespa Club Leoni Rossi mi sono dedicato tantissimo alle manifestazioni. Quelle più Interessanti sono di carattere turistico perché, ti fanno conoscere nuovi posti e ampliano il tuo bagaglio di conoscenza. Nel 2018 abbiamo viaggiato tantissimo da Trieste a Marsala, da Venaria Reale ad Alezio, in lungo e in largo per l’Italia, per un anno intero. Siamo stati premiati col terzo posto assoluto nel Campionato Turistico Nazionale. È stata un bella soddisfazione per me e per tutti i soci, forse difficile da ripetere ma non molliamo!

Tu sei presidente del Moto Vespa Club Leoni Rossi, che attività organizzate principalmente

Ogni anno ci dedichiamo a diverse attività come mostre, raduni, gimkane e quelle che più ti riempiono di orgoglio sono di carattere solidale. Per diversi anni ci siamo ritrovati in piazza a raccogliere giocattoli, per la Vespa Befana, da distribuire ai bambini meno fortunati o anche per raccogliere fondi, come abbiamo fatto al fianco di Telethon e Aism.

Non siamo mai stanchi, siamo sempre pronti a lanciarci in nuove iniziative e non ci tiriamo mai indietro. Con l’occasione volevo ricordare che a febbraio ci sarà il prossimo Vesperranti a Fondi, grazie al Vespa Club locale e Francesco Sorrentino, il presidente.

Si tratta di una nostra idea che gira l’Italia, un ritrovo per vespisti viaggiatori. Un salotto comodo, raccontano dei loro viaggi e delle proprie esperienze. Le prime due edizioni le abbiamo tenute a Grottaminarda, la terza a Salsomaggiore Terme, poi la pandemia ci ha fermati. Questa, quindi, sarà la quarta edizione e si svolgerà nel centro Italia, nella speranza che possa essere raggiungibile da tutti.

Una domanda che faccio sempre: perché tanta passione ancora ruota attorno alla Vespa?

La Piaggio è sempre stata lungimirante, grazie al genio di Corradino D’Ascanio possiamo apprezzare questo veicolo famoso in tutto il mondo. Ma il mondo sta cambiando, i motori stanno cambiando, tutti i produttori, per essere al passo coi tempi, stanno passando all’elettrico.

È giusto che riescano a produrre qualcosa che da sopravvivenza alla fabbrica e che dia sempre lavoro ai suoi dipendenti, perché le leggende che restano tali devono rimanere circoscritte nel periodo storico di riferimento. Sicuramente abbiamo ancora bisogno del Px, ma la Piaggio vede lontano e inizia a presentare i veicoli che saranno storici nel 2040.

PX e TS o Rally, quale secondo te la migliore Vespa di sempre?

La migliore Vespa di sempre è indiscutibilmente la Rally. Tra l’altro ho visto che è presente su questo web magazine l’intervista all’amico Giorgio Caeran che ha viaggiato, prima a Capo Nord e dopo in India, con la sua “Gigia” rossa che lui stesso racconta nel suo libro La via delle indie in Vespa.

Volevo ringraziarlo pubblicamente per avermi regalato il pastore in movimento più bello di sempre, ovvero un meccanico che nella sua officina vintage ripara una Vespa. Trovato in una delle botteghe di San Gregorio Armeno a Napoli, è stato donato al mio Piccolo Museo. L’ho subito messo in funzione nel mio presepe vespispico dove in uno scorcio di un paese fantastico pieno di Vespa e Ape, si commemora la nascita del Bambino Gesù.

E le Vespe di oggi? o i modelli prodotti in India?

I modelli prodotti in India sono delle fabbriche dismesse dalla Piaggio presenti nei decenni scorsi. Diciamo che per certi versi sono sempre frutto dello stesso albero. Le Vespa di oggi monomarce, potenti e comode da guidare rispettano il periodo storico. Non dimentichiamo che la Lambretta, l’unica che ha tenuto testa alla Piaggio, è fallita diversi anni fa, mentre la Vespa che si è evoluta cambiando aspetto e motore è ancora in produzione. Abbiamo festeggiato i suoi 75 anni e sembra ancora giovane.

Come possiamo visitare il Piccolo Museo della Vespa Leoni Rossi?

Nel mio paese, dopo la prima intervista, c‘è stato un interessamento dei consiglieri di minoranza che hanno portato una mozione in consiglio per far sì che diventasse tutto pubblico e visibile presso il Castello d’Aquino, ma la maggioranza non ha colto il giusto significato e non si è raggiunta un’intesa. Resta, per adesso nella mia stanza per pochi intimi e online su Facebook consultabile per tutti.

Raccontaci anche del tuo corto metraggio, Un Amore di Vespa

Tutto è nato dopo aver frequentato un corso di cinematografia. Avevo scritto la sceneggiatura e mi trovavo con la storia di questo ragazzo che trova una Vespa abbandonata, dopo una brutta caduta si rialza con l’aiuto di una ragazza e lì scatta il colpo di fulmine così tutto finisce in sella alla Vespa, felici e contenti. Lo abbiamo girato in un solo giorno e abbiamo deciso di fare un film muto in vecchio stile affidando al maestro Gianni Bruno la colonna sonora.

Un ricordo, per concludere

Tra le tante manifestazioni che abbiamo fatto negli anni ne sono successe di cose. Ricordo quando invitai Giorgio Serafino e la moglie per la prima edizione di Dal tramonto all’alba. La manifestazione prevedeva una notte in tenda e il risveglio Yoga col saluto al sole.

Espressi ai miei amici il mio rammarico per non aver dato loro la massima ospitalità agli scrittori di L’America in Vespa che erano venuti lì apposta per noi a raccontarci del libro edito dalla Mursia. Ma loro erano, appena tornati dal giro in India e Sud Africa col vespino 50 Special, mi guardarono profondamente e dissero… sinceramente non abbiamo mai dormito meglio!

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4 Commenti

  1. Complimenti, carissimo Enrico, non dimentico il gran regalo che tu (assieme a Franco Cataruozzolo, Rocchino Solomita e Alfredo Gaeta) l’11 giugno 2017 mi hai fatto facendomi assaporare l’emozionante passeggiata su “Il ponte alla luna”, a Sasso di Castalda (in provincia di Potenza).
    E noto che non hai citato la tua idea di qualche anno fa, ossia il sondaggio intitolato “Sette domande sul perché si viaggia in Vespa”, di cui è stato anche fatto un blog dal titolo omonimo; questo è il suo link: https://sondaggiovespairpinia.blogspot.com/
    È ineluttabile che alla sua proposta io abbia aderito al volo, rispondendo a tutte le domande. Interessanti sono alcune interviste che hanno fatto seguito e sarebbe positivo se tutto ciò diventasse un opuscolo, un libretto, insomma un qualcosa da poter distribuire (magari per una cifra simbolica) ai vari incontri di vespisti. È una bella idea, e sarebbe un peccato che sia lasciata cadere nel dimenticatoio: vedrò il da farsi se sia possibile realizzarla, impegnandomi perlomeno di fare l’impaginazione… ma poi dovrà pensarci Enrico alla stampa, sempre che sia ancora interessato. Magari ci si potrà pensare, coinvolgendo un piccolo Sponsor, ma solo dopo che sarò riuscito a realizzare il progetto a cui sto lavorando in questo periodo. Auguriamoci un forte “in bocca al lupo” a vicenda.

  2. Enrico, sei un vulcano di idee: ho visto il blog del sondaggio intitolato “Sette domande sul perché si viaggia in Vespa”, e lo trovo uno sballo. T’informo che, qualora non lo sapessi, i ‘blog blogger’ dallo scorso 1° giugno non sono più modificabili come prima, perciò qualora tu dovessi inserire altri vespisti che intendano rispondere al sondaggio tieni conto che non potranno essere messi come quelli precedenti. Adesso questo casino riguarda tutti i blog di Blogger… purtroppo. Ormai ne siamo tutti penalizzati, io compreso e anche Giorgio Càeran (lui ne ha addirittura 6 di blog Blogger). Comunque io ho capito che cosa intenda Càeran quando si dice disponibile a impaginare questo tuo opuscolo, «ma solo dopo che sarò riuscito a realizzare il progetto a cui sto lavorando in questo periodo». Hai capito che cosa significa? Che adesso Giorgio è impegnato a cercare di pubblicare il suo 6° libro (da lui considerato la sua opera omnia, il suo capolavoro di 552 pagine, ed io penso che sarà davvero bellissimo), e quindi solo dopo questo gran botto lui potrà dedicarsi all’opuscolo del sondaggio. Un saluto a tutti e due, con affetto.

  3. Il collezionismo è la prima forma di follia, questo è un dato appurato. Più che al museo, bisogna puntare l’obiettivo sull’ideatore; il poliedrico, vulcanico Enrico. Egli sa catalizzare e coinvolgere tanti appassionati Belmondo Vespa. Naturalmente non lo fa da solo, è coadiuvato da un manipolo di amici veri, coi quali negli anni ha intersecato la sua vita e le sue passioni. Grottaminarda è un paese irpino fuori dalle rotte abituali, ma spesso proprio in queste piccole realtà nascono grandi storie. Io ho avuto il piacere di entrare nel loro mondo come ospite della seconda edizione di “Vesperranti” e da allora si è instaurato un sentimento di profondo rispetto e amicizia, tanto da voler esportare il format nella mia città, ospitando la terza edizione nel 2019. Lodevole anche l’idea del “pino irpino”, una maratona non stop che tocca tutti i comuni della provincia di Avellino, portando generi di prima necessità a famiglie bisognose. Lunga vita ai Leoni Rossi, perché di questi tempi, di gente come loro, ce n’è bisogno!

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