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Monti Aurunci e Tempio di Giove Anxur, tra cielo e terra, guardando il mare

Monti Aurunci e Tempio di Giove Anxur, bellezza tra cielo e terra nel parco regionale dei Monti Aurunci

Monti Aurunci, attraverso il Parco regionale, per approdare al Tempio di Giove Anxur sopra Terracina. La prima uscita in motocicletta del 2021 avviene in un inizio febbraio che appare più che primavera

Per arrivare al Parco regionale dei Monti Aurunci, ci muoviamo, in questa occasione, da Palestrina. Direzione Maranola, Formia, Monte Lapillo, nell’area del Parco regionale dei Monti Aurunci appunto e arrivare in cima al Tempio di Giove Anxur, al di sopra di Terracina.

Oltrepassato il consueto traffico delle strade che attraversano i paesi della Valle del Sacco, finalmente giungiamo sulla via Appia. La strada è il simbolo del potere di Roma. Lungo la via Appia, gli schiavi capeggiati da Spartaco che si erano ribellati all’Urbe vennero crocifissi fino a Capua e lasciati soffrire a monito. Sulla via Appia, quasi a non voler pensare al passato che riaffiora, lasciamo andare i cavalli dei nostri motori boxer a briglia sciolta. Serve dare gas.

Monti Aurunci e Maranola

Il tratto di strada che porta a Formia da Sperlonga è di quelli che non dimentichi. Curve, mare a picco, orizzonte che si apre al mondo e il vento che accompagna i nostri pensieri mentre la moto va.

Arriviamo a Maranola (pronuncia Marànola), frazione del comune di Formia, in provincia di Latina, 268 metri di altezza. Il borgo sorge su di una roccia ai piedi del monte Altino e si affaccia sul golfo di Gaeta.

Inerpicandoci sulla strada che arriva in vetta al Monte Lapillo ci rendiamo conto di avere delle motociclette ideali per viaggiare ma troppo pesanti dove il sentiero si fa ripido. La strada è due metri di larghezza, da una parte lo strapiombo, dall’altra il fossato.

La strada della Statua

Il paesaggio è strepitoso. Siamo nella zona del Parco regionale dei Monti Aurunci. Nelle immediate vicinanze abbiamo uno dei più affascinanti e frequentati sentieri dei Monti Aurunci sia per gli aspetti storici e religiosi che per quelli paesaggistici ed ambientali. La “Strada della statua” è nata per trasportare la grande immagine del Redentore che dal 1900 sovrasta dall’alto della cima del monte la città di Formia e il mare.

Partendo dal rifugio di Pornito si sale lungo il versante meridionale di Monte Altino attraversando le brulle pietraie che si affacciano sul Golfo di Gaeta. La bassa vegetazione, costituita essenzialmente da bassi cespugli di salvia ed elicriso, fa capire come la natura riesca a colonizzare anche gli ambienti più impervi ed inospitali.

Dal punto di vista geologico è interessante la parete a strapiombo della Roccia Laolatra che sovrasta gran parte del percorso. La parete quasi verticale, composta da un calcare compatto, offre rifugio a numerosi esemplari di falchi quali il gheppio (Falcus tinniculus) e il falco pellegrino (Falcus peregrinus). Delicate fioriture di Campanula tanfanii (piccoli fiori isolati su rami allungati, raro endemismo dell’Itaia centrale), Scabiosa crenata, Linum alpinum, ingentiliscono la parete.

Una sorgente in quota (1158m), nei pressi del Santuario di San Michele Arcangelo, disseta i pellegrini che l’ultima domenica di giugno salgono in processione da Maranola. Il Santuario si conclude con una grotta naturale dove viene conservata la statua dell’Arcangelo Michele. Continuando il percorso lungo il sentiero che sale alla cima del Redentore sormontata dall’omonima statua, si potrà ammirare il panorama sul golfo di Gaeta.

Verso il Tempio di Giove Anxur

Il Tempio di Giove Anxur è uno dei monumenti simbolo della zona. Situato sulla sommità del Monte Sant’Angelo, altresì chiamato Monte Giove, il tempio domina severo e maestoso sul panorama circostante dall’alto dei suoi 227 metri di altezza.

Il culto e la struttura archeologica

Il tempio è dedicato a Giove Anxur, ossia a Giove Fanciullo (più alla lettera, Giove Imberbe). Anxur era anche il nome dell’antichissimo nucleo abitativo fondato dai Volsci e che, soltanto nel 312 a.C. diventa colonia romana con il nome di Terracina.

Fin dalle origini più antiche della città il Monte ha ospitato un luogo di culto. Un posto “mistico”, dai sussurranti silenzi, a pochi passi dal cielo, ideale per conversare con “l’infinito”. Il tempio oggi è costituito da una serie di dodici archi a tutto sesto che formano una inconfondibile murata.

L’orizzonte marino viene interrotto nelle giornate più limpide dal profilo di tre delle Isole Pontine: Ponza, Palmarola e Ventotene. Dal lato opposto è possibile ammirare l’estensione della città fino alle colline boscose e fittamente coltivate nell’entroterra. Il tempio è il luogo perfetto in cui lasciar correre i pensieri, trovare l’ispirazione perduta e abbandonare qualche ossessione.

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