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L’amore è sempre la causa, parola di Luca Bertelli

L'amore per il viaggio in Vespa ET4. Luca Bertelli, due libri all'attivo e uno in attesa di pubblicazione, ama quel movimento in modalità "lenta" che ti riconsacra alla vita e alla sua bellezza. Ci racconta tutto in questa intervista.

Luca Bertelli, appassionato lettore, soprattutto di romanzi di viaggio, e viaggiatore a “medio raggio” privilegia i viaggi in Vespa. Adora quella modalità dimenticata definita “Slow Travel”, quel vivere in profondità i luoghi che si stanno attraversando, e non quel frenetico “da qui a lì” il più velocemente possibile, perdendo così tutto quello che c’è in mezzo. Nato a Guastalla (RE) nel 1965, si occupa di amministrazione e logistica applicata al campo della stampa tipografica.

Dal 2016 ha iniziato a cimentarsi nella scrittura, e nello stesso anno viene pubblicato il suo primo romanzo “L’amore è sempre la causa”. Due anni dopo, nel 2018, è uscito “Un giorno 24 Ore”, entrambi editi da Edizioni Leucotea, romanzi che hanno ovviamente come filo conduttore la tematica on the road.

Una di quelle storie che Scrittore In Viaggio, vuole, deve raccontare. Perché, con la frenesia che viviamo, riuscire a gettare uno sguardo su quello che abbiamo intorna, sicuramente, aiuta il nostro cammino. Con qualunque mezzo avvenga. Purché, nel desiderio di esserci. Lì e in quell’attimo. di insostituibile presenza e, forse, raggiunta consapevolezza.

Si tratta forse di quel “Volevo vivere profondamente, succhiare tutto il midollo della vita, volevo vivere da gagliardo spartano, per sbaragliare ciò che vita non era, falciare ampio e raso terra e riporre la vita lì, in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici“. Proviamo a capire con Luca questo amore per il viaggio in Vespa e per una vita più autentica, profumata come l’aria del primo mattino e come il tramonto più intenso, vissuto, magari, ai bordi di una strada polverosa.

L’amore è sempre la causa: raccontiamo il volume e questo amore che muove Luca Bertelli

Lamore è sempre la causa” è la storia in agrodolce di un viaggio in Spagna compiuto in Vespa, interrotto a “causa” di una splendida ispanica conosciuta tra le chiassose vie di Huesca, durante lo svolgimento della festa di San Lorenzo.

Il protagonista s’innamorerà perdutamente di Paula, questo è il nome della donna, e il loro sarà un amore tossico, che sconvolgerà entrambi per il breve tempo in cui vivranno la loro storia fatta di incontri furtivi e brevi fughe nei dintorni della città, in una penisola iberica per certi tratti sconosciuta e per questo ancora più vibrante e ipnotica.

Il titolo descrive nell’accezione del termine lo straordinario potere che ha questo sentimento, in grado di farti volare su cieli tersi e, con ancor più facilità, farti sprofondare negli inferi della mente. Insomma, tutto quello che accade, nasce sempre e inevitabilmente da quell’instancabile volano che è l’amore.

A dispetto del titolo che potrebbe apparire melenso, ho cercato di unire lo stile classico on the road con quello più canonico del tema sentimentale, con un taglio più sarcastico e ironico, che personalmente mi appartiene, sperando di aver centrato l’obiettivo.

Per noi era così, le grandi spiagge che il Po lasciava scoperte nella bella stagione erano il nostro Tenerè, da affrontare con quelle moto tuttofare che con le stesse gomme ti portava anche al Lago di Garda la domenica”: allora l’amore non è solo per la Vespa. Lo dico da amante sì della Vespa ma soprattutto delle moto Enduro da sempre

Proseguendo sul tema dell’amore, e com’è noto il primo non si scorda mai, a quei tempi il mio cuore batteva per un piccolo trial di 50cc., allora avevo quindici anni e quella era la cilindrata consentita.

Dopo di questa sono seguite due dozzine di motociclette, di tutti i tipi, e una decina di Vespa, tra automatiche e PX, passando attraverso una 150 del 1967 e una 125 del 1969.

Aggiungo che l’imprinting per la Vespa dalle nostre parti è quasi inevitabile, infatti nei ruggenti anni ’80 il must era l’ET3 di colore blu, solo i più giusti l’avevano, e come dimenticare quel simpatico suono metallico provenire dallo scarico?

Ritengo comunque che la passione per le due ruote in genere, vista con un più ampio spettro, e non condizionato da fedi estremiste (qui scattano i celebri 92 minuti di applausi perché c’è sempre troppa tifoseria anche sulle scelte dell’asciugacapelli, N.d.D), sia accomunata dalla stessa insita e adorabile instabilità che ti obbliga a piegare in curva, e sentirti davvero un tutt’uno con quell’asfalto che sfrigola a un palmo dai piedi, rendendo la cavalcata più un modus vivendi che una guida fine a se stessa. Fatevi questa domanda; se vi recate al lavoro in Vespa piuttosto che in auto, vi sembra davvero di andare in ufficio, o pare più una gita, nonostante il tragitto sia lo stesso?

Un giorno 24 ore: che libro è?

In sostanza è un road-book, lievemente romanzato, di un vero viaggio compiuto in motocicletta nel 1995. La meta stabilita era la città di Le Mans, nel periodo in cui si sarebbe svolta la 24 Ore.

In realtà la vera meta divenne il viaggio stesso, per soddisfare un desiderio sopito da anni di lasciare per qualche tempo un mondo che allora sembrava andarci stretto. Questi tre amici, allora trentenni, non più ragazzi ma nemmeno troppo uomini, ebbero così modo di confrontarsi sulle classiche problematiche che la vita impone in quel particolare periodo di vita, ovvero se perdersi per strada o affrontare impegni, come proseguire le attività dei padri, o capire se è giunto il momento di appendere il casco e, per certi aspetti, smettere di sognare.

Sicuramente autobiografico, e questo vale anche per gli altri compagni di avventura, è un romanzo dedicato agli amanti delle due ruote; per i quali sarà impossibile non sentirsi contagiati dalla stessa inspiegabile febbre che ti accompagna lungo tutto viaggio, certi di compierlo in compagnia di amici fidati.

I tuoi riferimenti nel mondo vespistico (o motociclistico)

Non ho particolari riferimenti o personaggi da emulare. Credo che ognuno viva a proprio modo quello che prova intimamente, per il mezzo e per le emozioni che è in grado di regalarti, senza farsi condizionare da esperienze altrui.

Certo, da buon vespista, ho letto alcuni libri che trattano dell’argomento e soprattutto quelli del povero Giorgio Bettinelli, che stimo grandemente.

Vogliamo ora parlare dei viaggi più rappresentativi, di quanti chilometri in Vespa?

Vorrei essere chiaro fin da subito, io sono un viaggiatore hobbista, di quelli che quando sono “lontani” pensano spesso alla propria casa e agli affetti. I veri viaggiatori sono altri, per i quali provo una sincera stima: viaggiare per mesi, alcuni per anni, per me sarebbe impossibile.

Montaigne diceva che il viaggio è per quello che lasci, e non per quello che troverai lungo il cammino; personalmente io mi allontano dai miei luoghi per ridargli la giusta importanza e il valore che meritano. Comunque, la meta è sempre l’ovest, Portogallo ma soprattutto la Spagna, passando ovviamente per l’incantevole Francia.

Ho un cattivo rapporto con i climi rigidi, mentre mi trovo a mio agio con le temperature roventi, che inevitabilmente s’incontrano nella Spagna continentale, la zona della penisola che prediligo. Ho ripreso a viaggiare da una decina d’anni, dopo un doloroso divorzio, e grazie a questa inaspettata libertà (e soprattutto alla Vespa, alla quale attribuisco poteri taumaturgici) ho ritrovato un perduto equilibrio psichico.

Insomma, prendendo in prestito una famosa reclame, posso affermare che “Chi Vespa (oltre a mangiare la mela) guarisce!” Tornando a noi, sono viaggi da km. 3.500/4.000 al massimo, compiuti nell’arco di una quindicina di giorni, quindi senza fretta, al fine di ammirare i luoghi che stai attraversando, assaporandoli con calma, senza macinare troppi chilometri. Insomma, qualità, non quantità.

“Viaggiare con Giulietta, la mia Vespa, è come volare su un tappeto magico (…). Non c’è nulla che mi appaga più di partire all’alba, il sole della mattina”. Raccontiamola nel dettaglio questa meravigliosa libertà che, da solitario motociclista, vedo come una rinascita quotidiana

Più facile viverlo che descriverlo, comunque ci provo. Credo che il primo desiderio che sproni a viaggiare in Vespa sia la ricerca del silenzio, non inteso come assenza di rumore ma un silenzio creato invece da una somma di suoni quali il vento che accarezza il casco, il lieve sussurro del motore, rintocchi di una campana provenire da chissà dove. Non esiste magia più grande di una partenza mattutina, il sole, il tuo mezzo fidato e non aver idea di dove arriverai alla fine del giorno.

Che tipo di viaggiatore è Luca Bertelli?

Mi ritengo un viaggiatore ordinario, perlomeno mi ritengo tale, fino al momento in cui incontro qualcuno per strada che si dimostra davvero stupito che sia arrivato fino a lì con una ET4.

Che cos’è viaggiare per me? Ti riporto una frase tratta dal primo romanzo, credo sufficientemente esaustiva: “… mi sento come una bottiglia di acqua gassata, e finalmente vivo…”.

Al di fuori del viaggio conduco una vita normale, a livello professionale mi occupo della parte amministrativa e logistica nell’agenzia pubblicitaria che mia sorella ha fondato alcuni anni fa; sono comunque nel settore grafico/tipografie da una trentina d’anni. Per il resto niente da rimarcare, se non quel desiderio mai sopito di inforcare Giulietta (la mia Vespa) e dirigere le ruotine a ovest.

Progetti per il futuro e per il 2022?

Non faccio mai progetti a lungo termine, soprattutto dopo questi ultimi disastrosi anni (mi riferisco alla pandemia), che comunque qualcosa di buono hanno portato, cioè quello di aver scoperto un’Italia a me sconosciuta, perlomeno fino alla scorsa estate, dove con Giulietta ho visitato alcune zone del meridione, tra Puglia e Basilicata, luoghi davvero magnifici, e la prossima estate credo che proseguirò con l’esplorazione del nostro bel paese.

Dimenticavo, volevo condividere con te (e spero anche con il pubblico) questa novella; ho recentemente ultimato il seguito de “L’amore è sempre la causa”, il mio sogno quindi è che qualche editore mi dia fiducia e lo pubblichi.

Non credi che con tutti i limiti che stanno ponendo al motore classico, questo bellissimo mondo sia destinato a scomparire?

Questo è un tema spinoso, condito peraltro da una discreta dose d’ipocrisia. Rabbrividisco al pensiero di chi, come molti, considerano le due ruote come mezzi inquinanti e fracassoni, e in quel momento penso alle navi portacontainer, quelle di ultima generazione, dotate di motori (alcune ne hanno anche tre) che richiedono 6.000 litri/h (avete letto bene, 6.000 litri ogni ora), e poi penso anche che questi motori non si spengono mai, e che di queste super navi ce ne sono più di 400 in giro per il mondo, e se un giorno avrete voglia di fare due conti e verificare così quanti litri di combustibile sono bruciati ogni ora, vi sembrerà impossibile che questa cosa possa accadere realmente. Allora, chi sta rovinando davvero l’ambiente?

Ricordi ed esperienze vissute

Il ricordo che ho scolpito nella mente è l’aver varcato il confine franco-iberico in data 11/08/11, dopo anni di assenza dalla penisola iberica, e aver trascorso anni davvero difficili, in sostanza un ritorno alla vita. Forse ad alcuni sembrerà poca cosa, non per il sottoscritto.


Due esperienze davvero simpatiche da ricordare; nel 1996 il periplo della Corsica con un Ciao, vacanza straordinaria, e l’anno successivo l’aver raggiunto Lisbona in sella a uno scooter di 50 cc di cilindrata; di questo viaggio nel 1998 uscì un breve reportage su una rivista di settore.

Insomma, l’amore è davvero sempre la causa. Come concludere?

Vorrei soprattutto ringraziarti per questa bella esperienza, non capita spesso di avere la possibilità di raccontare se stessi e delle proprie passioni. Colgo l’occasione per ringraziare anche Lorenzo Franchini, instancabile promotore dei lavori altrui, che ci ha dato l’occasione di conoscerci, e per certi aspetti aumentare l’aura che circonda i viaggi compiuti su una due ruote straordinaria come la Vespa.

Insomma, l’amore vince sempre. Soprattutto in compagnia di una scoppiettante due ruote.

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