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La linea nel deserto, la straordinaria avventura di Max Calderan

La Linea nel Deserto è il libro che racconta la storia di Max Calderan, l’esploratore che ha attraversato per primo il Rub’al-Khali, il deserto di sabbia più grande del mondo

C’è un bambino, un bambino con i suoi sogni e i suoi desideri. Questo bambino sogna e fantastica che un giorno andrà su Marte. Quarant’anni dopo questo bambino, ormai uomo, non sarà ancora arrivato su Marte ma forse in un paesaggio simile. Lui si chiama Max Calderan e La linea nel deserto è il libro della sua straordinaria storia.

Il 2 febbraio 2020 entra nella leggenda delle esplorazioni attraversando in solitaria i 1.100 km del deserto di sabbia più grande al mondo: il Quarto Vuoto, il Rub’Al-Khali in Arabia Saudita, l’ultima frontiera inesplorata della Terra.

È nata così la Calderan Line, che andrà aggiunta ai libri di storia e di geografi a. La Calderan Line però non è solo una traccia nel deserto, ma uno stile di vita in cui si abbracciano scienza, salute, natura e movimento.

La linea del deserto, il volume

La linea del deserto è il libro che narra la storia straordinaria di Max Calderan (di lui si racconta anche nel volume di Vittorio Pierobon, Ecosfide, Ediciclo editore). Un’esplorazione storica che porterà a modificare le carte geografiche. Edito da Gribaudo e scritto a quattro mani con Simona Recanatini, La linea del deserto narra la storia di Max e della sua avventura, la traversata del Quarto Vuoto, una lingua di sabbia talmente imponente da essere battezzata la “quarta parte” dopo terra, cielo e mare.

Il libro racconta in 192 pagine la storia dell’esploratore e la sua voglia di non mollare mai, di fare un passo in più anche quando tutto ti invita ad arrenderti, ma anche il suo metodo di allenamento e quello per mantenersi in perfetta salute, la psicologia e il mindset che lo hanno portato a compiere un’impresa epocale.

Nel mezzo la vita, l’amore per la famiglia, i successi e i fallimenti, le grandi imprese, la passione per la scienza e per la natura, insomma tutto ciò che ha portato Max Calderan a essere una delle personalità più poliedriche e sfaccettate del nostro tempo.

Esploratore, conosciuto come Mahdi dai beduini, detiene oggi quattordici prime mondiali di esplorazione desertica, tra le quali spicca l’attraversamento per 90 ore consecutive senza fermarsi in Oman lungo la linea del tropico del Cancro e i 360 km in 75 ore, percorsi in estate in Arabia Saudita.

Atleta poliedrico, profondo conoscitore del Medio Oriente, l’esploratore italiano di origini venete sfida da sempre in solitaria i deserti più impraticabili, raggiungendo traguardi incredibili. Nel 2014 Al Jazeera ha prodotto il documentario Figlio del Deserto sulle sue imprese.

Pazienza, la parola magica

Il proverbio arabo recita: La fretta è del diavolo, la pazienza è di Dio”. “Pazienza, in arabo (sabr), è la parola magica che ho appreso e sviluppato negli anni stando a stretto contatto con i beduini.afferma l’autore – Una sura del Corano mette in evidenza che l’uomo è sempre in perdita nei confronti del tempo. Tranne in due situazioni.

La prima: il tempo smette di correre quando gli uomini, tra di loro, si fermano per raccomandarsi vicendevolmente il bene, l’amore, la salute, la felicità (non i soldi). In questo caso, il tempo si ferma insieme a loro.

La seconda, riferita alla sabr, si verifica quando gli uomini si fermano e nello stesso momento si raccomandano vicendevolmente la pazienza, ovvero il saper aspettare che tutto quanto arrivi.

Perché quando ci sono le premesse legate alla salute, alla felicità e all’amore, ecco che la pazienza ci darà quello che desideriamo. Qualsiasi cosa si faccia per altri motivi che non sono questi ci renderà perdenti a vita, indipendentemente da quello che si sarà materialmente accumulato. Non posso non pensare al fatto che ho aspettato 46 anni prima di poter affrontare l’Empty Quarter”.

La straordinaria avventura di Max Calderan induce a molte riflessioni cui lui stesso non si sottrae. Come quella ad esempio sul futuro dell’uomo e dell’ambiente. Come quando si legge, nell’altro volume che parla dell’esploratore Ecosfide, quanto afferma:

“Durante le mie esplorazioni mi chiedo spesso se un giorno tutto il pianeta diventerà un enorme deserto. Cercare acqua sul pianeta Marte e nel contempo inquinare l’acqua sulla terra diventa il simbolo dell’incoerenza dell’essere umano”. Ecco, forse, camminare e attraversare il deserto, come facevano gli antichi anacoreti, serve anche a questo: dimenticarsi dell’uomo e delle sue follie.

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