mercoledì, Giugno 29, 2022
32.2 C
Roma
spot_img
spot_img
HomeLIBRI E AUDIOLIBRICome spedire una confezione di sentimenti con corriere espresso

Come spedire una confezione di sentimenti con corriere espresso

Il volume di Angela Targoni che racconta di culture, femminismo quotidiano e crescita personale, in un vissuto di sentimenti e di emozioni. In questa intervista ci spiega la sua visione del mondo

Il libro di Angela Targoni è un periplo di storie, un viluppo geografico che mette insieme i protagonisti per farne un intreccio benaugurante di emozioni e di umanità

Come spedire una confezione di sentimenti con corriere espresso (Calibano Editore, 168 pagine, € 13), un titolo “accattivante” per una raccolta di storie che si estende geograficamente per chilometri. La cartina geografica di un’umanità senza confini, un percorso cromatico di volti, emozioni e sentimenti. Persone che sono città e città che sono persone.

Sono le storie le cui protagoniste e i cui protagonisti somigliano alle città da cui prendono il nome, alle città con cui condividono qualità ed emozioni, appunto sentimenti. Sono le storie di Roma e Helsinki, che si cercano e sperano un giorno di trovarsi; Rabat e Jaipur, legati da ininterrotte connessioni; Istanbul e Parigi, che si interrogano sul destino del gatto nella scatola; Santiago e Toronto, protagoniste della scoperta di sé nella scoperta dell’altra; Nablus, che cerca ciò che le manca in labirinti di pensieri; Hanoi e Accra, protagonisti di un amore in bianco e nero letto attraverso una fotografia.

Attraverso questi racconti di incontro tra culture, femminismo quotidiano e crescita personale, i lettori e le lettrici potranno viaggiare ed esplorare gli angoli nascosti e remoti delle città protagoniste ma potranno anche scoprire e approfondire le proprie emozioni e i propri sentimenti, in un percorso di introspezione e scoperta di sé, perdendosi e ritrovandosi nelle storie di città che sono persone e di persone che sono città.

A dare vita a queste pagine “cosmopolite” dove l’incontro tra culture si fa vita perché, appunto, non cede al demone della globalizzazione e dell’omologazione al pensiero unico, è lei, Angela Targoni.

Angela Targoni è nata nel 1994, a metà tra la Sicilia e la Calabria, tra i profumi del Mediterraneo. Vive e lavora a Bologna, dove ha studiato Relazioni Internazionali. Attivista per Amnesty International, ha partecipato a diversi progetti internazionali nell’ambito dell’istruzione a Bruxelles, Tallinn, Riga e Buenos Aires. Si dedica allo studio delle lingue e delle loro interconnessioni, in particolare a francese, spagnolo e arabo. In questa intervista, spiega ai lettori di Scrittore In Viaggio, il suo libro e la sua visione del mondo

Angela, come è nata l’idea di scrivere un libro di questo tipo e da un titolo così “evocativo” e allo stesso tempo particolarmente simpatico?

L’idea è nata durante un viaggio, grazie al forte legame che ho sentito con la città in cui mi trovavo, una connessione con una città che sentivo mi appartenesse e a cui sentivo di appartenere, in un rapporto di simmetria e corrispondenza. Da qui ho pensato di poter rappresentare e raccontare storie e persone attraverso diverse città, ognuna con i propri dettagli, unici e intimi e personali, in un rapporto di corrispondenze e parallelismi tra le caratteristiche dei personaggi e quelli delle città. Il titolo rimanda quindi alla dimensione del viaggio, sia interiore sia fisico, un viaggio attraverso le città che è allo stesso tempo un viaggio attraverso i sentimenti, che viaggiano a loro volta, perdendosi e ritrovandosi nelle storie di città che sono persone e di persone che sono città.

Storie che si estendono geograficamente: raccontiamole, i protagonisti, le città, le atmosfere che respirano

Ogni storia parte da un’analogia tra le protagoniste e i protagonisti e le città da cui prendono il nome. Le città si trasformano così in uno spazio da abitare e arredare con le proprie emozioni e le proprie esperienze, ritrovando un’eco della propria interiorità nei colori, nelle musiche e nell’architettura delle città. La raccolta si apre con la storia di Roma e Helsinki, due città molto diverse che si incontrano e si scontrano alla ricerca di un punto di equilibrio; si sposta poi a Istanbul e Parigi, che si interrogano sul destino del gatto nella scatola; si arriva così a Santiago e Toronto, protagoniste di un’evoluzione, di un percorso di crescita, comune e reciproco. Ci sono poi Rabat e Jaipur, legati da ininterrotte connessioni, da una conversazione senza fine; Accra e Hanoi, protagonisti di un amore in bianco e nero letto attraverso una fotografia; per arrivare infine a Nablus, che cerca ciò che le manca in labirinti di pensieri.

Che tipo di umanità emerge dal suo volume?

L’umanità che ho provato a descrivere è un’umanità còlta nel tentativo quotidiano di ricerca di un equilibrio intimo e interiore, le cui caratteristiche e i cui obiettivi sono diversi e unici e dipendono dalla personalità di ognuno. È un’umanità raccontata e vissuta attraverso la metafora delle città, che rappresentano un modo personale e unico di abitare la propria interiorità, per conoscersi e riconoscersi, per imparare a orientarsi seguendo i percorsi e le strade delle proprie mappe interiori, della propria città interiore.

Lei che tipo di viaggiatrice è, ci racconti le sue passioni

Ho sempre cercato di vivere il viaggio come un’esperienza di scoperta e di ricerca che arricchisce e lascia qualcosa. Penso che ogni viaggio, sia fisico sia emotivo, rappresenti un modo per conoscere sé stessi, i propri limiti, i propri desideri, mossi dalla curiosità, dall’interesse per la diversità, dalla necessità di incontrare ciò che non conosciamo e di ritrovare parte di ciò che ci appartiene nei luoghi più inaspettati. Oltre alla scrittura, le mie passioni sono la musica e lo studio delle lingue.

Nablus cerca ciò che le manca in labirinti di pensieri: cosa le manca e cosa trova nei suoi pensieri?

Nablus rappresenta il racconto conclusivo, che porta a compimento la raccolta. Infatti, mentre le altre storie rappresentano i rapporti letti a contrasto attraverso i punti di vista di due protagonisti, la storia di Nablus si concentra su un unico personaggio, un’unica prospettiva: è una storia di ricerca in cui la protagonista si interroga su come colmare gli spazi vuoti e le mancanze che vive, dando una nuova forma all’assenza di coloro che ha perso e che hanno portato via anche una parte di lei, disegnando un percorso che le insegna come permettere a sé stessa di provare dolore, di accettarlo come parte della propria storia, una storia di resistenza quotidiana come quella della città con cui condivide il nome, una storia in cui l’identità di Nablus rimane però sempre precisa e definita, sicura e riconoscibile.

Parallelismi tra emozioni, sentimenti, città che avvolgono i protagonisti?

I protagonisti vengono raccontati in analogia con le città, attraverso descrizioni che vogliono cogliere le simmetrie e le similitudini che ci sono tra di loro. I sentimenti e le emozioni trovano così spazio nell’architettura e nei dettagli di ogni città, le storie diventano percorsi emotivi, viaggi interiori che permettono di analizzare l’evoluzione emotiva dei personaggi. Una costante di ogni storia è infatti l’amore, per sé e per gli altri, visto come un sentimento in evoluzione, un sentimento che vive a sua volta, che cambia nel corso del tempo perché è il tempo che cambia l’amore, lo fa evolvere, lo fa crescere, trasformandolo, permettendogli di adattarsi all’evoluzione interiore e al cambiamento nella consapevolezza emotiva di chi lo vive, dando vita a nuove geografie di sentimenti.

Cosa sta preparando ora, sta lavorando a qualche altro progetto?

In questo periodo mi sto dedicando alla scrittura raccogliendo spunti e riflessioni che nascono in modo spontaneo ma rimandano a una storia più grande, che mi piacerebbe raccontare in un romanzo, in cui vorrei approfondire e descrivere i protagonisti, le loro esperienze e i loro pensieri in un arco narrativo più ampio.

Cosa significa per lei scrivere? Significa viaggiare con la mente?

Scrivere è parte della mia quotidianità da quando ero piccola, è un modo per esprimermi, per riflettere, per stare in equilibrio con me stessa, è un luogo astratto in cui ritrovarmi, capirmi meglio e capire meglio anche gli altri. La scrittura mi permette di raccontare l’altro e il rapporto con l’altro e con il mondo, di viaggiare attraverso parole e descrizioni e storie che raccontano la bellezza e la diversità delle nostre esperienze e dei nostri sentimenti.

Cosa si sente di aggiungere a conclusione di questa intervista?

Vorrei aggiungere un augurio per chi vorrà leggere il mio libro: attraverso il mio modo di scrivere e raccontare le relazioni, vorrei che ogni lettore e ogni lettrice possa identificarsi con il personaggio che più sente vicino, riconoscersi in una simmetria di emozioni e sentimenti, in un vissuto comune, senza un riferimento a categorie predefinite. Mi piacerebbe che ognuno possa trovare caratteristiche di sé in uno o più personaggi, nelle dinamiche di relazioni che più si sentono vicine, nei sentimenti di cui si ha avuto esperienza.

Potrebbero interessarti anche

ALTRI ARTICOLI

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

spot_img

Ultimi Articoli

spot_img