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Chianti Classico, un nome, una terra, un’eccellenza italiana

Da secoli una parte della Toscana, tra Siena e Firenze, si dedica alla produzione di un vino che è diventato negli anni un vanto nazionale nel mondo, parliamo del Chianti Classico. Il Consorzio di tutela, nato nel 1924, raccoglie oggi 480 produttori, di cui 342 escono sul mercato con la propria etichetta, contraddistinta dal marchio inconfondibile del Gallo Nero. Noi consigliamo quattro cantine

Se nel mondo si parla di Chianti Classico non serve spiegare, il riferimento è diretto ed immediato ad un’eccellenza del nostro Paese ed in particolare della regione Toscana. Lì, nella zona che comprende le province di Siena e Firenze, per un’area di circa 70 mila ettari, tra i comuni di Castellina in Chianti, Gaiole in Chianti, Greve in Chianti, Radda in Chianti e in parte quelli di Barberino Tavarnelle, Castelnuovo Berardenga, Poggibonsi e San Casciano in Val di Pesa, con caratteristiche climatiche ed ambientali ideali, nasce un vino di qualità superiore.

Chianti, origine del nome

Da dove nasce il nome Chianti? Dare una risposta certa non è agevole, è necessario infatti andare indietro nella storia, riscoprendo miti e leggende. Una prima risposta ci racconta che il termine va riferito a “clangor”, cioè “rumore” ed in particolare quello che arrivava dalle battute di caccia in mezzo alle foreste.

Un’altra ipotesi che vuole spiegare l’etimologia del nome Chianti, si lega al termine “Clante”, che significava “acqua”. Questa è in effetti una terra ricca d’acqua e che, come tale, ha favorito nei secoli una prospera vegetazione e di conseguenza ha favorito la coltivazione delle vigne e la produzione di questo vino eccellente.

Un vino rosso rubino

La versione Classica del vino si realizza con un’altissima percentuale di uva Sangiovese, a volte unita ad altre uve come Canaiolo, Colorino, Cabernet Sauvignon e Merlot, tutte qualità rosse per conferire al vino quel suo colore tipico rosso rubino. Sporadicamente sono però presenti uve bianche come Malvasia e Trebbiano, ma in percentuali decisamente minime.

Foto di Vinotecarium da Pixabay

Chianti e Chianti Classico, cosa li distingue

Per parlare di Chianti è indispensabile una premessa che faccia chiarezza tra Chianti e Chianti Classico. Pur avendo infatti identica origine geografica, si distinguono nella produzione. Una differenza quindi non solo meramente nominale, ma potremmo dire sostanziale e di conseguenza qualitativa. Dunque certamente non secondaria.

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Per comprenderla occorre guardare alla storia, tornando indietro al 1716, quando con un bando ufficiale l’allora Granduca di Toscana Cosimo III istituì i confini geografici della produzione vinicola del vino entro i confini delle città di Firenze e Siena.

Ma intanto il vino si faceva apprezzare non solo in Italia ma anche fuori dai confini nazionali, questo richiedeva inevitabilmente un aumento della produzione. Per rispondere a questo plus di vino che il mercato chiedeva si ritenne necessario di allargare la produzione ricorrendo alle viti che si trovavano oltre i confini fissati dal Granduca.

Questa differenziazione fece sì che, nel 1924, si istituì il “Consorzio per la difesa del vino tipico del Chianti e della sua marca d’origine”, con l’idea di tutelare la produzione del vino Chianti prodotto entro i confini originari del territorio dal nome omonimo e quindi Classico. Ciò comportò anche la scelta di un simbolo identificativo, che cadde sul famoso Gallo Nero che oggi identifica il Vino Chianti Classico. Il termine in accompagnamento fu aggiunto nel 1932 per distinguere il vino prodotto entro i confini originari, divenendo Chianti Classico.

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All’interno della definizione di Chianti Classico, si distinguono il Chianti Classico tout court, con un invecchiamento di circa 11 mesi e che, solitamente, si accosta a carni rosse, e il Chianti Classico Riserva, invecchiato per almeno 2 anni e che si sposa bene con la selvaggina.

Foto di 445693 da Pixabay

Il solo nome Chianti identifica il vino prodotto con le viti coltivate negli ettari di terra oltre il confine geografico originario della zona Chianti.

Le cantine da visitare

Ricasoli

Ricasoli è una delle aziende vitivinicole più rappresentative del territorio del Chianti Classico. Tra morbide colline, valli vellutate e fitti boschi di querce e castagni, i 1200 ettari di proprietà ne comprendono circa 240 di vigneto e 26 coltivati a ulivo, in una successione continua di colori e sfumature intorno al Castello di Brolio, nel comune di Gaiole in Chianti. In questa porzione della Toscana più centrale, dal 1993 il Barone Francesco Ricasoli conduce l’azienda verso nuove sfide, nel rispetto più profondo dei suoi illustri antenati che hanno fatto grande quello stesso territorio, primo tra tutti Bettino Ricasoli.

Antinori

A San Casciano Val di Pesa in provincia di Firenze, ha sede il fiore all’occhiello della famiglia Antinori, Una cantina che nasce in uno spazio architettonicamente all’avanguardia inaugurato nel 2012 dopo sette anni di lavori. Concepita per avere un basso impatto ambientale e un alto risparmio energetico, la cantina è stata costruita con materiali naturali quali cotto, legno, corten, vetro.

Castellare di Castellina

Castellare di Castellina è un’azienda di circa 80 ettari nel cuore del Chianti Classico, di proprietà di Paolo Panerai dalla fine degli anni ’70. Uno studio accurato sulle viti ha permesso di selezionare il miglior tipo di Sangioveto, la versione nobile nativa del Sangiovese e della Malvasia Nera, una varietà che permette di dare un carattere particolare al pregiato e pluripremiato “I Sodi di San Niccolò”.

L’Erta di Radda

Nome emergente della zona di Radda in Chianti, Diego Finocchi si è recentemente affermato come giovane vignaiolo grazie all’Erta di Radda, Chianti Classico certificato biologico ottenuto da vigne di Sangiovese risalenti al 1967. Contattandolo direttamente dal sito web, è possibile incontrarlo in vigna, sporcarsi le scarpe per “camminare la terra” e scoprire cosa c’è dietro a un vino che è un bell’esempio di artigianato.

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