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Alberto Bortoluzzi, fotogiornalista all’avventura In Vespa (e in bici)

Intervista ad Alberto Bortoluzzi autore dei volumi Vespamente vostro, Concerto per Vespa e Asfalto, In Viaggio, e, l'ultimo Io ci provo. Ci racconta delle sue passioni: viaggi, Vespe e biciclette

Su Scrittore In Viaggio ho voluto dare voce a questa storia che ritengo particolarmente rappresentativa per capire come la passioni siano “il motore” del mondo. Autore dei volumi Vespamente vostro, Concerto per Vespa e Asfalto, In Viaggio, e, l’ultimo, Io ci provo, Alberto racconta le sue avventure in vespa e in bicicletta in questa intervista

Alberto Bortoluzzi è uno straordinario personaggio. Ve ne accorgerete leggendo questa intervista dove ricorda anche il suo incontro con Giorgio Bettinelli, una leggenda per i vespisti. Alberto Bortoluzzi, giornalista pubblicista, fotografo, autore di diversi libri, vincitori di numerosi premi, ha una mente a dir poco fertile. Nasce a Varese nel 1961. Le sue prime collaborazioni con giornali e riviste risalgono ai primi anni dei meravigliosi Ottanta. Nel 1987 si laurea in Scienze Geologiche. Nel 1993 opta per la fotografia. Partecipa a numerosi Workshops con fotografi di fama internazionale.

Ha collaborato a campagne pubblicitarie per diversi enti pubblici e privati. Suoi lavori sono stati pubblicati da numerose riviste tra le quali: Aqua, Antiquariato, Cartier Art, D di Repubblica, Mood, Focus, (sia in edizione italiana che polacca), Qui Touring, Lombardia nord Ovest, Fotopratica, Photographia,Varese sport, Super Basket, Sportweek. Ha collaborato in qualità di fotografo e giornalista pubblicista con il quotidiano “La Provincia”e la rivista “Living” e oggi collabora in modo continuativo con Varese Focus, organo dell’Unione Industriali della provincia di Varese.

Nel 1999 ha vinto il concorso fotografico indetto dalla Regione Lombardia “Lombardia effetto paesaggio nella categoria “Parchi, giardini, boschi”. Ha vinto per l’anno 2000 il concorso fotografico indetto dalla rivista PHOTO (edizione italiana) come miglior foto di copertina. Poi ancora tanti riconoscimenti per arrivare al 2019, anno in cui è diventato ambasciatore mondiale e primo ILFORD Master Italiano.

Sempre nel 2019, è Awards Winner alla 14 esima edizione dello Black&White SPIDER AWARDS. Nel 2020 è Honorable Mention nella tredicesima edizione dell’International COLOR AWARDS e della 15 esima edizione dello Black&White SPIDER AWARDS. Sempre nel medesimo anno è Jury TOP 5 nell’ IPA PHOTOGRAPHIC AWARDS
Nel 2021 è finalista dell’Hasselblad Master, arriva secondo al Premio Chatwin, ed è Honorable Mention alla 16 edizione del Black&White SPIDER AWARDS.

Svolge da anni lavori di ricerca personale su tematiche naturali e non.
Tiene regolarmente corsi e serate di fotografia. Alcune sue immagini fanno parte di collezioni pubbliche e private, tra le quali il Museo dell’Elysee di Losanna, L’Ulster Museum di Belfast, il Museo d’Arte Contemporanea di Varese, il Museo di arte contemporanea Gazoldo degli Ippoliti di Rodigo (Mantova), la Collezione Favrod.

Ecco cosa ha da raccontarci.

Alberto, partiamo dai tuoi libri: Vespamente vostro e Concerto per Vespa e asfalto: raccontiamoli, come sono nati, quale “fuoco interiore” alla base

Quando si arriva a cinquanta anni, ci si chiede come abbia fatto il tempo a volare così in fretta e che forse si sarebbero potute fare molto più cose. È forse per questo che nell’estate del 2012 partivo con la mia vespa per un viaggio in solitario in giro per l’Italia.

Un giro senza una meta precisa, fatto su statali, per rivivere un po’ quelle emozioni da viaggio on the road della mia giovinezza. Un budget giornaliero risicato di soli 50 euro, che doveva comprendere: benzina, vitto, alloggio, ed eventuali altre spese impreviste durante il percorso; il tutto per avere ancora le risorse economiche per fare qualche giorno di vacanza con mia moglie, pena il non potere più fare rientro a casa.

Emozionante dopo tanti anni la preparazione dell’attrezzatura per questa nuova avventura, la ricerca a casa di mia madre di una vecchia borraccia termica “Giostyle”, vecchia di trent’anni, per fortuna persa dopo sole due tappe. Il sapore che aveva quell’acqua, non è descrivibile a parole, dico solo che non l’avrebbe bevuta neppure uno che stava per morire di sete.

O l’emozionante ritrovamento di quel fornelletto ad alcol da alpinismo della Trangia, con tanto di gavetta padellino e teiera, che avevo usato a ventisette anni per un epico viaggio in bicicletta.

Al ritorno di quei 13 giorni vespistici, con 3523 km di avventure e di emozioni, nasce il mio primo libro: “Vespamente vostro”, il cui titolo prende spunto da una dedica fattami da Giorgio Bettinelli, il Vate per noi vespisti. L’avevo conosciuto nel 2002, quando dovevo fargli un ritratto e una intervista.

L’inizio di quell’incontro non è stato dei più felici, lui reduce da una nottata brava, era molto poco disponibile e scontroso, io allora infastidito lo avevo spiazzato, dicendogli che se questi erano i presupposti, era meglio lasciare perdere.

Da quell’istante tutto è cambiato, e ci siamo lasciati alla fine di una giornata da buoni amici e con una sua dedica affettuosa sul suo libro “Brum Brum”: ad Alberto con chilometri di simpatia e stima e la certezza di diventare amici dopo un avvio difficile.
Vespamente Giorgio.

Finito quel viaggio, non pensavo che ce ne sarebbero stati altri, almeno non subito. Invece dopo soli pochi mesi, in una gelida mattina di dicembre, mentre ero in vespa sull’autostrada Milano-Varese e le mani che mi bruciavano per il freddo, comincio a pensare cosa sarebbe stato fare un viaggio in quei paesi dove queste condizioni climatiche sono all’ordine del giorno.

Così tornato a casa comincio a guardare la cartina, non più d’Italia, ma d’Europa. E dopo aver stilato un primo percorso, che mi accorgo essere di soli 400 chilometri inferiore al precedente, calco la mano.

Questa volta il chilometraggio sale vertiginosamente a 5500 km; attraverserò Svizzera, Francia, Inghilterra, Belgio, Olanda, Lussemburgo, e poi farò ritorno a casa.
Non nego che riguardandolo mi dico: ma per impedirmi di tirarmi indietro, lancio il guanto e pubblico l’itinerario su Facebook. Ma cosa dirà mia moglie quando lo saprà?

Senza contare che devo assolutamente trovare qualche sponsor. Dopo urla e strepiti, alla fine Nadia accetta la cosa, e con l’aiuto del mio caro amico Ennio, che riesce a trovarmi uno sponsor, riesco a partire. Ogni giorno è una conquista, e dopo 25 giorni e 5250 km di asfalto, eccomi nuovamente a casa; ce l’ho fatta! Non vi nascondo che avevo avuto un triste presagio, che sarei morto in quel viaggio, ma sono partito lo stesso, per fortuna mi sbagliavo!

Così per Natale ecco uscire il mio secondo libro: “Concerto per Vespa&Asfalto”, dove nella penultima pagina sintetizzo il perché di questa nuova avventura:
“Rivedo come in un film i paesaggi che ho attraversato, rivivo il freddo, il caldo, la solitudine, i momenti di sconforto, ma anche quella gioia assoluta che ti fa dire: sono le sfide il mio fuoco interiore, il vincere le mie paure, e la ricerca di quel qualcosa di indefinito, che neppure io so cosa è, e che spero un giorno di trovare”.

Chi è Alberto Bortoluzzi?

Alberto Bortoluzzi è una persona fortunata, che fino a oggi ha vissuto un po’ come voleva, abbandonando a trent’anni la carriera di geologo, per dedicarsi anima e corpo a una professione meravigliosa: quella di fotografo, che all’inizio non sapeva se sarebbe stata quella giusta, e che gli ha permesso di vivere una vita da uomo libero, anche se in questi ultimi tempi sempre più difficoltosa, vista la crisi del settore.

In questi ultimi anni, alle immagini ha aggiunte anche le parole. Se le immagini hanno il pregio di saper fare sognare, molte volte non possono raccontare tanti accadimenti che vi stanno dietro.

Come nasce questa passione per la Vespa, raccontaci i tuoi viaggi

Sembrerà strano, mai io all’inizio la vespa non l’amavo per niente, l’ho acquistata unicamente perchè era l’unico mezzo che i miei genitori, entrambi medici, mi avrebbero permesso di acquistare, viste le sue scarse prestazioni. E in questo non si sbagliavano, il mio vecchio Px 200 a miscelatore separato, comprato usato nel 1982, raramente ha sfiorato i 100 all’ora, se non forse qualche volta in discesa. Di un orrido colore carta da zucchero, l’avevo battezzata Cleopatra.

Era piena di graffi, per cui non avevo nessuna paura di rovinarla. Addirittura mi ricordo quanto mi sono divertito, dopo una caduta sulla neve, nel vederla scivolare davanti a me per una cinquantina di metri, mi sembrava di essere al motomondiale. L’ho rivenduta nel 2008 dopo ventisei anni, a un prezzo superiore di quanto l’aveva pagata all’acquisto.

È stato un dispiacere separarmene, alla fine mi ero affezionato, ma in Lombardia era entrata in vigore la legge che vietava la circolazione ai motori due tempi, e poi non avevo lo spazio per tenere due Vespa. I veri viaggi però, li ho fatti con le Vespa di ultima generazione, in particolar modo con le 300cc, potenti e affidabili. In ogni viaggio ci sono state avventure e disavventure, momenti di grande felicità e di grande sconforto. Il viaggiare in solitudine significa amplificare ogni sensazione, nel bene e nel male, e ogni accadimento assume un sapore particolare.

Ricordo ad esempio nel mio primo viaggio l’arrivo a Lago Laceno in Campania, vi ero andato per curiosità, avendone sentito parlare in una delle tappe del “Giro d’Italia”. Mai più mi sarei aspettato un posto così bello sul cocuzzolo di una montagna, con un grande pianoro, un lago meraviglioso e tanti alberi, ma con un freddo che non potete neppure immaginare. Trovato in extremis un posto in campeggio, nella notte la temperatura scende a 4 gradi malgrado fossimo in agosto.

Per cercare di proteggermi indosso tutti i vestiti che ho, ma serve a poco. Il tempo sembra non passare mai. Non bastasse foro anche il materassino gonfiabile dove cerco di dormire, ora il quadro è completo.

Al mattino, al sorgere del sole, sento qualcuno che mi bussa alla tenda, e con mia sorpresa mi trovo una signora napoletana di mezza età, che immaginando cosa sia stata per me quella nottata, mi porge una tazzina di caffè bollente; mi si è aperto il cuore.

O ancora, quando entrato nel centro storico dell’Aquila, non molto tempo dopo il terremoto, vedo tutte quelle case puntellate, e oggetti intimi appartenute a persone scomparse, percependo il dramma che si è compiuto.

Anche nel secondo viaggio, non sono mancate le avventure, ma anche le disavventure: quasi subito dopo la partenza, mi fermo a fare una foto, appoggiando il casco sulla sella, quando improvvisamente con lo spostamento d’aria dovuto al passaggio di un tir, vedo cadere e rotolare sull’asfalto il mio casco integrale. Intuendo cosa sarebbe potuto accadere, corro disperatamente per cercare di recuperarlo; un istante dopo una macchina lo centra come fosse una palla da biliardo, scaraventandomelo in aria a un centinaio di metri da dove mi trovo e disintegrandolo all’istante. In quel momento mi sono sentito morire, ci avevo collegato il mio navigatore nuovo. Non ricordavo, però, di avere un secondo casco sotto la sella.

La vespa che usi per 365 giorni l’anno?

La vespa che uso 365 giorni all’anno, è una 300 super sport, la “Nerina”, ed è di un bellissimo nero opaco. Mi permette una velocità di crociera di 110-120 all’ora, e ha un notevole spunto, che fa incazzare i motociclisti con le moto “serie”, quando ai semafori riesco a stare loro davanti per i primi 50 metri.

Proviamo a convincere i più scettici: perché andare ancora in Vespa?

Primo perché è un mezzo bellissimo anche esteticamente, secondo perché visti i tempi, è parca nei consumi, si riescono a fare a fare i 27km con un litro, e l’autonomia è di circa 200 km. La velocità di punta e quasi di 130 all’ora, velocità che ti permette di andare agevolmente in autostrada e farci anche viaggi lunghi, senza essere condizionato dal problema del traffico.

A differenza di una comune moto stradale è molto più maneggevole in città e confortevole in inverno. Se ci si mette la copertina della Tucano, dagli scarichi del radiatore esce una piacevole aria calda, che è un vero godimento per le gambe.
Senza dimenticare che si possono anche portare un sacco di cose, sia sui portapacchi, che sul pianale. Io ci faccio spesso la spesa al supermercato.

Volendo fare una ultima notazione, forse la più importante, mi rende sempre felice ogni volta che la guido.

Non trovi che, come per molti altri settori, poi la passione finisca per diventare “tifo calcistico”?

Concordo pienamente, mi fanno ridere i sofisti che arricciano il naso perché hai una Vespa di ultima generazione senza le marce, come se questo cambiasse qualcosa.
Magari poi sono quelli che fanno l’assicurazione tre mesi all’anno, e la Vespa la usano solo la domenica.

Dalla Vespa alla bicicletta: raccontiamo del tuo libro Io ci provo

Dopo l’ultimo viaggio vespistico, avevo promesso a mia moglie che non ne avrei più fatti, anche perché, essendo mia abitudine andare sempre al raddoppio, sarei dovuto stare via dei mesi, e questo non era più possibile. Ma quando uno ha dentro il germe dell’avventura e della sfida, prima o poi questo torna a galla.

A me è successo due anni dopo. Stavo guardando il “Giro d’Italia”, quando le telecamere della Rai inquadrano un omino piccolo piccolo, che sta pedalando con una bicicletta sull’acqua. Subito si accende la scintilla, potrei farci un nuovo viaggio fuori dall’ordinario.

Si potrebbe partire da Varese, dove vivo, in bicicletta, risalire uno dei grandi fiumi europei e poi ridiscenderlo fino al mare utilizzando questo kit. Detto fatto, mi metto al computer, e dopo una analisi accurata, trovo il fiume adatto a questa impresa: si tratta del Rodano, che da Lione è navigabile anche dalla chiatte, e che poi va a sfociare al mare in Camargue.

Ma chi mai produrrà questo kit e quanto costerà? Andando in internet scopro che in Italia sono due quelli che lo trattano. Ma con uno trovo subito un feeling speciale, si tratta di Roberto Siviero, che non solo lo vende, ma è anche l’ingegnere che lo ha progettato lo ShuttleBike, di cui è orgogliosissimo e che tra l’altro si può gonfiare in autonomia pedalando.

Tra le altre cose, mi promette che se lo comprerò, mi farà anche da tutor per quei mesi che mi separano dalla partenza. La sera ne parlo entusiasta con mia moglie, convinto che questa volta, visto che non si tratta di Vespa, non abbia nulla in contrario a lasciarmi partire.

Mi sbagliavo, appena le racconto dell’avventura, va su tutte le furie, e per tutta risposta va a dormire in un’altra stanza. Ci vorranno mesi perché lei accetti la cosa, e la promessa che nella seconda parte del viaggio, (quando sarò sul Rodano), mi possa raggiungere e occuparsi della logistica. Affare fatto!

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Comincio ad allenarmi, all’inizio è dura, anzi durissima, sono fuori allenamento e gli anni si sentono, sono pieno di dolori dappertutto, ma se voglio riuscire nella mia impresa devo essere preparato e fare un bel po’ di chilometri. Piano piano entro in forma, ora però devo anche essere in grado di affrontare il fiume e le sue insidie, e su quel fronte sono nettamente in ritardo.

Nella prima tappa attraverso i cinque chilometri del Lago Maggiore e verso sera arrivo a Domodossola. Il secondo giorno mi aspetta una delle tappe più dure, il passo del Sempione, lo vedo come un incubo vista la sua lunghezza e il peso che mi devo portare appresso. È la salita più lunga di Europa, 40 km, che mi porteranno a più di 2000 metri. Una cosa mi consola, ho la convinzione che in qualche modo ce la farò, sarà solo una questione di tempo. E così è. In 4 ore e 53 minuti sono in vetta, e mi ripago di quella fatica con un bel mezzo litro di birra.

Dopo circa una settimana di pedalate, arrivo a Lione, da qui comincerà la mia avventura acquatica. Ci sono quasi 40 gradi in Francia in quei giorni, e la protezione civile sconsiglia di uscire di casa e fare attività faticose; io al contrario pedalo 9-10 ore al giorno, combattendo con una corrente che non mi è mai a favore, e un vento che mi soffia sempre contro. Alla fine anche questa volta arrivo in fondo.

Ho fatto 1000 chilometri in 11 giorni, di cui parecchi sull’acqua. Ad aspettarmi mia moglie e due turisti occasionali. Provo una sensazione strana all’arrivo; quasi dal sapore amaro, possibile che tutto quanto fatto e vissuto in questo ultimo anno e in questo viaggio, si dissolva in un solo istante? Purtroppo un paio di mesi dopo, il mio amico Roberto Siviero, quello che mi ha supportato in questa avventura, muore per un male incurabile, e io non me la sento di festeggiare con un nuovo libro e una proiezione che avevo intenzione di fare al cinema.

Passeranno diversi anni perché nasca “Io ci provo”, che condivido alla sua uscita con la moglie e con il figlio di Roberto. Ora a causa della pandemia e di qualche acciacco fisico, sono fermo da qualche anno; ma la voglia di viaggiare e di nuove avventure è rimasta intatta.

Nel periodo della pandemia ho comunque viaggiato lo stesso, ma con la mente. Ho ripercorso la mia vita di viaggiatore in giro per il mondo dai 20 ai 60 anni editando un bel libro dal titolo “In Viaggio”. È un libro speciale dove trovo il coraggio di mettermi a nudo senza riserve. Cosa mi propone ora il futuro, ancora non lo so. Ma prima o poi come mi è sempre successo, qualcosa mi verrà in mente.

Ricapitolando, i libri di Alberto Bortoluzzi

  • “Vespamente vostro” – esaurito.
  • “Concerto per Vespa&Asfalto”: info@albertobortoluzzi.com.
  • “Io ci provo”: lo potete ordinare alla libreria Hoepli anche online o a me.
  • “In viaggio“: lo potete ordinare in libreria o trovarlo online dove è attualmente presente.

Video

Sito internet

www.albertobortoluzzi.com

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