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3 Icone Vespistiche, la passione per Vespe e viaggiatori leggendari

3iconevespistiche.blogspot.com è lo spazio che Nanni Bertoli ha voluto realizzare per dare concretezza ai suoi interessi. In questa intervista mi sono fatto spiegare la passione per tre viaggiatori leggendari con le loro Vespe: Roberto Patrignani, Giorgio Càeran e Giorgio Bettinelli

3 Icone Vespistiche: la passione senza tempo di Nanni Bertoli e i viaggiatori con la Vespa. Un mondo dai molteplici risvolti che fa ancora sognare perché al di fuori delle rotte già “battute” tra tecnologie ed elettronica talvolta molto avanzata quando non addirittura inutile

3 Icone Vespistiche, lo spazio di Nanni Bertoli di cui va orgogliosamente fiero perché è la traduzione di una visione del mondo… in Vespa. Un blog interessante e ricco di informazioni che porta a tanti appassionati quella “linfa” che spesso non si trova altrove.

E che in ogni caso è sempre una fonte in più, interessante e attenta, su personaggi che per chi ama la Vespa, hanno fatto la storia. In questa intervista Nanni Bertoli ci spiega Roberto Patrignani, Giorgio Càeran e Giorgio Bettinelli. Una testimonianza preziosa che ci porta ad un viaggiare di profondo fascino. Un viaggiare che per molti è quello autentico veramente.

Tre icone vespistiche: come è nato questo spazio e questa passione per tre leggende del viaggiare in Vespa? Che cosa li accomuna e cosa li rende diversi?

Tutto è nato grazie soprattutto a due libri: “In Vespa da Milano a Tokyo” di Roberto Patrignani e “La via delle Indie in Vespa” di Giorgio Càeran. Il mio primo mito è stato Roberto Patrignani, lui e nient’altro (ho letto quasi tutti i suoi libri). In seguito ho apprezzato tantissimo anche quell’allora sconosciuto Càeran attraverso il suo primo libro, affascinato dalla sua “200 Rally”.

Molto più tardi ho conosciuto Giorgio Bettinelli, anche perché il suo primo viaggio che lo ha reso famoso accadde anni dopo; a quel punto ho capito di essere entrato in un mondo fantastico e di non volerne più uscire. Si parla di tre miti del mondo vespistico italiano, ma assai diversi l’uno dall’altro; comunque ho fatto un profilo di tutti e tre, eccolo qui di seguito.

PATRIGNANI è stato il pioniere italiano al quale ci si confronta tutti. Il suo viaggio in Vespa risale al lontanissimo 1964, con la Piaggio che l’aveva aiutato e assistito. Anche a causa del successo incontrato dal libro in cui raccontò il viaggio, rimane la sua impresa in solitaria più conosciuta; ma non meno pericolosa fu la traversata africana, da Città del Capo ad Asmara, compiuta nel 1966 con un “Moto Guzzi Dingo 50, e il ‘coast to coast’ negli Stati Uniti d’America, da Charleston a Los Angeles, portato a termine nel 1980 in sella a un ciclomotore “Garelli Noi” con variatore automatico.

Per la Casa lombarda Patrignani fu, tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta dell’altro secolo, responsabile delle pubbliche relazioni e Direttore Sportivo. Patrignani era un pilota motociclistico, un grande esperto in materia: un professionista, per farla breve.

CÀERAN, invece, è un dilettante (seppur competente), un appassionato sognatore che per la sistemazione dei bagagli sulla sua Vespa si era ispirato proprio a Patrignani (che oltretutto ha anche conosciuto personalmente un po’ di volte). C’è una differenza, però: la sistemazione della Vespa di Patrignani è stata fatta a livello industriale, dalla stessa Piaggio; Càeran, invece, si è affidato unicamente all’artigianato amatoriale con le sue lacune (come i non perfetti portapacchi posteriore e il serbatoio ausiliare).

I suoi undici mesi di viaggio risalgono agli anni Settanta e in quei tempi solo Patrignani tra i vespisti (italiani) fece simili imprese. Dopo quel viaggio in India, Càeran voleva altri stimoli e quindi ha mollato la Vespa e ha preso lo zaino per andare in Africa e nell’America Latina. Altri stimoli.

Come un altro stimolo è, all’età di 61 anni, fare il Cammino per Santiago de Compostela su invito di sua figlia, pur essendo non credenti. In fin dei conti lui considera i veicoli semplici macchine e non anime da venerare e da ostentare: addirittura non sapeva neanche che fine abbia fatto il suo indimenticabile vespone, quando magari un altro al suo posto (io compreso) l’avrebbe senz’altro vezzeggiato e curato come fosse una reliquia.

Càeran nei suoi commenti arriva a dire che si sente soprattutto un viaggiatore e quindi poco interessato al mezzo con cui si muove. Che orrore! Io una Vespa che mi ha portato in India la custodirei gelosamente nel box, anche perché a lei ho affidato la pellaccia e i ricordi che con essa avrei vissuto sarebbero oggi più vivi, più presenti. Ma Càeran, anche qui, si dimostra del tutto diverso da ogni vespista o motociclista che si conosca: lui è un autentico anticonformista che, però, in questo caso non mi sento affatto di condividere. Io la Vespa l’avrei tenuta, eccome!

BETTINELLI: il suo primo viaggio più importante è del 1992, ossia 14 anni dopo la conclusione del viaggio di Càeran. Non so, quindi, se definire Bettinelli un pioniere… resta comunque il fatto che lui è diventato il più grande di tutti perché è stato quello che più si è scatenato, facendo lunghissimi viaggi (sovvenzionati dalla Piaggio, tranne il primo).

Perciò Bettinelli è un modello al quale i giovani più s’ispirano, perché lo trovano più vicino a loro: più tecnologico, più moderno, più presente sulla scena, più bravo nelle pubbliche relazioni, più immediato nel raccontare in diretta e programmare le sue tappe.

Càeran, per esempio, non è niente di tutto ciò: è l’esatto opposto. A lui non è mai piaciuto cercare gli sponsor, o qualsiasi genere di aiuti, per fare i viaggi: a quelli ha sempre voluto pensarci sempre lui da solo, perché quando viaggiava voleva essere libero nel modo più autentico e genuino del termine. Senza obblighi.

Ha sempre voluto seguire un suo percorso lineare: tema, preparazione e svolgimento. Ha viaggiato sullo stile antico, senza collegamenti satellitari e altre delizie (o diavolerie) dei vari marchingegni digitali, con un certo non so che di romanticismo misto a ingenuità. La folle e forse sana ingenuità post-adolescenziale che porta a osare, senza calcoli e senza programmi fatti a tavolino.

E senza raccontare in diretta il proprio viaggio su internet, al punto tale di diventare un’ossessione… una mania dei tempi odierni che lui fatica a comprendere. Il viaggio ha sempre preferito raccontarlo quando era finito, mentre quando lo viveva voleva che fosse una cosa soltanto sua che stava dentro di lui, da non spartire con nessuno.

Di Patrignani, invece, per questo argomento non c’è da dire niente perché la sua è stata un’altra epoca: in fin dei conti il suo viaggio verso il Giappone l’ha fatto diciannove anni dopo la 2ª Guerra Mondiale. Proprio altri tempi. Dei tre, Bettinelli è stato senza dubbio il più tecnologico ma anche il meno meccanico. Mentre

Patrignani se la cavava egregiamente con gli interventi sulle parti meccaniche della Vespa, Càeran non sfigurava e invece per Bettinelli niente da fare. Del resto lo stesso Bettinelli aveva sempre ammesso di non capirci niente di meccanica (l’ha scritto anche in un suo libro). A volte, non essendo capace di cambiare un cavo delle marce, della frizione o del gas… aspettava giorni e giorni affinché qualcun altro badasse a risolvere il problema.

Al riguardo delle loro imprese non mi sembra il caso di riportarle in questa intervista (che altrimenti diverrebbe lunghissima avendo tanta roba da mettere) anche perché ho fatto un resoconto ben dettagliato sul mio Blog… perciò chi ne fosse interessato lo può leggere lì.

In definitiva il mio è un tributo a tre grandi personaggi, che ogni autentico vespista dovrebbe tenere bene in considerazione. D’altronde si mormora che in questo mondo tutti i Grandi hanno avuto una Vespa: i migliori, però, non si sono limitati a fare semplici raduni vespistici… ma, da soli, hanno fatto avventurosi e lunghi viaggi. Come, appunto, i mitici Roberto Patrignani, Giorgio Bettinelli e Giorgio Càeran. I loro libri ormai sono dei cimeli, delle cose preziose che ogni vespista-viaggiatore ha nella propria libreria; i “vespisti della domenica”, invece, si limitano alle chiacchiere da bar, a prendere ogni scusa per non osare… e – forse – muoiono d’invidia.

Una curiosità: Bettinelli e Càeran (tre anni di differenza alla nascita), oltre ad avere lo stesso nome sono nati nell’identico mese con una leggerissima variante del giorno, che per uno è il 15 e per l’altro il 18. Buon segno non mente? È una coincidenza che il brevetto della Vespa sia stato depositato nel giorno di San Giorgio (del 1946, quindi quasi 76 anni fa)? Oppure è un segno: chiamarsi Giorgio si è, forse, dei predestinati?

Tra le foto inviate da Nanni Bertoli, ce ne sono alcune (in bianco e nero tranne la copertina che è a colori) riguardante un libro tedesco. È scritto da Bernd Tesch, il quale ha pubblicato diversi libri tutti dedicati a motociclisti che hanno fatto viaggi importanti. E così, nel lontano 1992 ci fu una cosa che unì Roberto Patrignani a Giorgio Càeran, nella maniera più inaspettata possibile. Infatti, il tedesco Bernd Tesch in quell’anno pubblicò “Motorrad – Abenteuer Touren – Reisende Reifen erobern die Welt” (Motorrad Weilt Reisen – 434 pagine). In questo libro-catalogo si parla di più di cento persone che hanno fatto viaggi in moto. Ebbene, in questo consistente gruppo internazionale ci sono due soli italiani: Patrignani e Càeran. Sono citati sia “In Vespa da Milano a Tokyo” sia “La via delle Indie in Vespa”.

Al di là di tutto, riferendomi ai grandi protagonisti italiani che hanno fatto dei mitici viaggi in Vespa, io dò importanza solo ai vecchi viaggi, fatti senza internet e senza la tecnologia dell’era moderna. I vespisti odierni m’interessano poco, perché è cambiato troppo il modo di viaggiare. Tuttavia faccio un grande applauso a Ilario Lavarra, che dal 16 settembre 2017 sta facendo il giro del mondo in Vespa e chissà quando finirà: è senza alcun dubbio il più grande vespista italiano dell’epoca moderna (che guarda caso anche lui è nato a maggio, il giorno 13).

E gli altri? Non me ne occupo perché io sono fermo all’epoca antecedente a internet… a quando c’era l’epoca pionieristica e non dettata dalla moda, a quando le foto si facevano con le pellicole o con le diapositive, a quando le strade maestre trasmettevano avventura e non erano comode come quelle odierne, a quando gli itinerari da percorrere si scrutavano solo sulle cartine stradali.

Anche lei è un amante del mitico scooter?

Sì, mi sono innamorato della Vespa anche se ho avuto sia una “Lambretta LI 150” (che era di un mio zio) che una “Honda VT 125 Shadow”. Comunque della Vespa mi hanno sempre affascinato le sue forme rotonde, l’affidabilità e la compattezza. La velocità non è certamente il suo forte, però permette di gustare il panorama con più attenzione e il che non è male.

Ho avuto, tra l’altro, anche la gloriosa “Vespa 150 GS” (che era di un altro mio parente), poi una “PX 200 E”, e addirittura una “125 PX Classic”. Ma purtroppo mi manca la “200 Rally”.


Alla fine, comunque, ho scelto la Vespa perché, a differenza della moto, in occasione di viaggi-vacanze dà la possibilità di caricare meglio i bagagli. Penso a Corradino D’Ascanio, il progettista della Vespa, e al fatto che lui, da buon ingegnere aeronautico, avrebbe voluto essere ricordato soprattutto per aver inventato il primo prototipo di elicottero moderno. Tra l’altro a lui non sono mai piaciute le motociclette, anzi le detestava seppur sembra strano. Ecco perché la Vespa non presenta le caratteristiche della moto, ma è del tutto diversa.

Con quale di queste 3 icone si sente più “in sintonia”?

Non ho una preferenza specifica, però non posso non riflettere che tra loro uno solo è ancora in vita, pertanto – esclusivamente per questo motivo – ho qualche simpatia in più per Càeran semplicemente perché so che lui c’è per soddisfare qualche mia curiosità e chiedergli quindi diverse cose che non ho capito bene prima.

Infatti qualche anno fa gli ruppi le scatole con le mie continue domande “messaggiate” su Facebook… e non so se lui si sia trattenuto dal mandarmi al diavolo talmente ero invadente. Gli chiedo scusa, e lo ringrazio per la sua disponibilità che non è mai venuta meno, ma n’è valsa la pena perché adesso so tantissime cose su di lui che magari neppure sua moglie ne è a conoscenza.

Parlo di Vespe, viaggi e avventure… non di scappatelle amorose o amori antichi, sia chiaro. Comunque il problema per quei messaggi c’è stato con il 1° da me inviato perché, non avendo tra noi l’amicizia, tutti i messaggi giunti da chi non fa parte delle amicizie su FB sono nascoste e spesso uno li legge magari a distanza di mesi o addirittura di anni. Perciò, non avendo ricevuto risposta la prima volta, l’ho avvisato tramite una email al suo indirizzo.

A me è piaciuto ciò che Giuseppe Pizzo scrisse su un Blog, rispondendo a un sondaggio con sette domande sul perché si viaggia in Vespa. Ebbene Pizzo a un certo punto diede una risposta intelligente e azzeccatissima, questa: ‘Credo che un viaggio sia sempre da contestualizzare al periodo storico in cui si è svolto. Càeran non aveva internet, telefoni cellulari o satellitari, non conosceva la situazione politica prima dell’ingresso in un paese se non arrivato al confine, si viaggiava con attrezzature di fortuna o comunque non troppo tecniche come quelle recenti’.

Ecco, Pizzo in poche parole ha inquadrato l’enorme differenza tra il viaggiare quarant’anni fa e in questi ultimi due decenni. La differenza c’è, eccome! Inoltre Giuseppe Pizzo in quello stesso sondaggio scrisse che sul suo comodino aveva “La via delle Indie in Vespa”.

A proposito di Giuseppe Pizzo, proprio pochi giorni fa ho scoperto che lui (assieme a Roberto Pacor) sia l’unico ad aver acquistato tutti i 5 libri finora pubblicati da Càeran. Non solo, ho letto che Pizzo ha coinvolto il suo “Vespa Club Baucina – Vespisti a manetta” (e quindi la presidente Emma Sampino) nell’acquisto di un sostanzioso numero di copie da distribuire ai soci per il Natale 2021. Il “Vespa Club” palermitano è l’unico che ha fatto questo gesto generoso: è nata una bellissima amicizia.

A proposito di Giorgio Càeran. Torniamo sulla “vicenda Piaggio”. Perché secondo lei questa mancata attenzione da parte della Piaggio verso Càeran, un’icona così importante per il mondo della Vespa?

Considero Patrignani, Bettinelli e Càeran come dei Grandi Miti del mondo vespistico italiano. Tutti e tre, nessuno escluso. Patrignani è stato il 1° (il pioniere apripista), Càeran il 2° (il gentleman anticonformista) e infine Bettinelli (il più bravo nelle pubbliche relazioni). Bettinelli, pur essendo arrivato dopo, è diventato il più grande perché in Vespa ha viaggiato tantissimo… molto più di chiunque altro.

Colpisce però che, di questi tre, Càeran sia l’unico a non aver mai avuto alcun aiuto o qualsiasi tipo di assistenza (anche morale) da parte della Piaggio. E già in questo particolare spunta una differenza non da poco. In fin dei conti Càeran non ha mai chiesto un sostegno di qualsiasi tipo per i suoi viaggi, ma solo aiuti per progetti editoriali. Se si pensa che la Piaggio ha regalato Vespe a chi faceva viaggi, anche molto meno importanti del suo, e a Càeran invece non ha mai dato niente… c’è qualcosa che non torna.

Non c’è feeling tra loro: né ieri, né oggi. Càeran se ne fa una ragione, pensando che lui sbagli magari con la tempistica: nel 1983 non era il momento giusto per fare certe proposte e, a quanto pare, anche il 2022 forse non è ancora il momento giusto. Eh, già; non azzecca mai il tempo giusto.

Se consideriamo che nel 1976 la Piaggio diede una “Vespa 200 Rally” a un genovese che si apprestava a fare un viaggio di 5.500 chilometri da New York a San Francisco… il che tanto di cappello a questo vespista (ho poi scoperto che lui, di nome Andrea Costa, è anche diventato amico di Càeran ed entrambi avranno spazio nel libro “La Vespa Rally” che uscirà all’inizio del 2022); però santa pazienza un aiutino anche a chi è andato in India – in un viaggio bello tosto durato 334 giorni per un percorso di 23.084 chilometri – lo vogliamo dare, o no? Vabbè; in quella prima occasione con la Piaggio si era nel 1983, appena uscito il 1° libro, e Giorgio mi ha raccontato che allora uno dei motivi che fece da freno all’azienda era una proposta che girava nell’aria (diventata poi legge nel 1986) dell’obbligatorietà del casco, per cui i produttori di motocicli temevano una diminuzione drastica delle vendite.

Facciamo che sia questo il vero motivo… ma adesso che cos’altro c’è che frena una prenotazione di copie del prossimo libro di Càeran, da rivendere poi ai tesserati dei Vespa Club?

O forse non sono stati graditi gli inconvenienti tecnici descritti nei suoi libri, ma in questo caso si potrebbe dire che se fosse partito con uno scooter nuovo e con il rodaggio appena finito senz’altro sarebbe stato più facile, e non avrebbe avuto noie meccaniche. Invece non poteva permetterselo ed era partito con uno scooter di quattro anni, vittima di un brutto incidente stradale al ritorno da Capo Nord e con una sistemazione meccanica approssimativa o mal fatta: quando le finanze sono strette si cambia virtù, si lascia la Prudenza e ci si affida alla Speranza.

A questo punto, tornando alla questione Piaggio, non so che cosa pensare se non che ci sia qualche antipatia forse per il suo atteggiamento anticonformistico? Io penso che la Piaggio sia stata generosa con parecchia gente, anche per dei giretti insignificanti, tranne che con Càeran: e ciò lo ritengo una cosa quanto meno incomprensibile.

Io mi auguro che stavolta la Piaggio cambi atteggiamento e che contribuisca, almeno per una volta, alla realizzazione di un bel progetto editoriale che ha tutte le carte in regola per essere il suo miglior libro… la sua opera omnia (il suo capolavoro). Del resto se non alla Piaggio, Càeran a quale altro Sponsor potrebbe rivolgersi? Non vedo chissà quali valide alternative all’orizzonte. D’altronde il 6° volume che Càeran sta cercando di fare pubblicare ha ben 552 pagine (con un formato di cm 17×24) e proprio per questo incontra grosse difficoltà con gli editori, per i costi troppo elevati di stampa con un libro così grosso.

Ecco perché gli stessi editori invogliano a coinvolgere uno Sponsor che contribuisca alle spese. Càeran mi ha confessato che di tutti i suoi libri pubblicati ci tiene tantissimo solo a due: quello sul Cammino di Santiago (perché è composto di 160 pagine tutte a colori e con una bellissima impaginazione fatta da sua moglie) e poi quello che sta cercando adesso di far pubblicare, mentre dei primi quattro non gli interessa granché.

Concludo l’argomento con un’osservazione: se si cerca “Piaggio Vespa” su Wikipedia, facendo scorrere il testo fino in fondo per fermarsi al capitolo “Traversate e raduni”, provate a leggere chi è citato. Sì, ci sono grandi personaggi ma anche chi ha fatto solo 6.000 km, oppure chi da Genova se n’è andato in Lapponia e ritorno in soli 12 giorni. Bello, vero? E Càeran? Non c’è niente di niente, ognuno quindi tiri le sue conclusioni.

Se dovesse scegliere tre frasi, ognuna per sintetizzare la visione del mondo dei personaggi a cui ha dedicato il suo blog, quali sceglierebbe e perché?

Scelgo queste tre frasi, perché raccontano tutto ciò che riguarda il viaggiare senza dover dire altro.

ROBERTO PATRIGNANI: “Un bel viaggio in motocicletta di qualche migliaio di chilometri, tanto meglio se contempla l’eventualità di dormire in tenda, è una esperienza impagabile per un giovane, che varrà a chiarirgli molte idee, a farlo conoscere meglio a sé stesso, a temprargli lo spirito ed a svegliarlo in tutti i sensi. E tutto ciò divertendosi e vivendo sempre all’aria aperta. Mica male come programma, ci sembra… La turbolenta gioventù d’oggi sfoghi il preziosissimo potenziale dei vent’anni in una impresa che la impegni veramente, che apra il suo orizzonte, contribuisca ad allargare la cerchia delle conoscenze e, nella solitudine di qualche paesaggio tanto lontano da casa, ponga degli interrogativi nuovi. Un passeggero velo d’angoscia o di nostalgia può dare qualcosa di più di un anno intero di spensieratezza”.


GIORGIO BETTINELLI: È una delle sensazioni che ho sempre amato di più, e che così spesso mi ha dato l’illusione di essere libero e padrone della mia vita: quel grappolo di minuti dalla consistenza indefinibile, quando non è ancora buio e non è già più giorno, e tu entri in un posto che non hai mai sentito nominare, con la consapevolezza che domani sarai già lontano, e che per altri mesi, per altri anni, per altri grappoli di minuti della stessa intensità continuerai ad allontanarti, assecondando il dipanarti di una matassa il cui filo ti si srotola tra le mani senza farsi accorgere, e finisce dall’altra parte del mondo“.

GIORGIO CÀERAN: “Quando mi sento libero, mi sento partecipe della vita: non un robot con il cervello disseccato, privo di qualsiasi capacità di provare emozioni. Lo so che la libertà autentica è un’utopia, ma un poco in essa devo pur credere, perché c’è una possibilità d’essere libero. È giusto pensare al proprio benessere, ma ancor più giusto è sperimentare ogni tanto una vita colma di fascino e d’imprevisti. Ci sono inculcati tanti falsi valori quali ‘valori reali’, perciò spesso finiamo, a torto, di credere che la felicità sia il materialismo o la vincita al lotto. Poi però qualcosa dentro di noi dice NO, non è vero! La verità non può essere questa, c’è altro da cercare e da scoprire. Ma vivere sognando a occhi aperti è inutile: bisogna cercare di realizzare ciò che si desidera se davvero lo si desidera… affinché si eviti che la luna diventi un sogno per chi, in realtà, non ha sogni. È per ciò che ogni tanto c’è chi s’imbarca su una zattera o su uno scooter e parte: solo alla ricerca, in fondo, di qualche particella di verità”.

Come vogliamo concludere il nostro scambio Nanni?

Io penso che per ogni viaggio in Vespa sia bene partire non per moda, ma soltanto per passione. Si eviti, anche, di partire in gruppi numerosi perché sono difficilissimi da gestire: meglio soli che mal accompagnati, o al massimo due persone.

Nanni Bertoli

Detto ciò specifico che nella primavera del 2016 un certo Carlo Zerbi fece circolare su Facebook un bellissimo Post, in cui c’erano tre copertine di libri: di Roberto Patrignani, Giorgio Bettinelli e Giorgio Càeran. La didascalia di accompagnamento era: “3 icone, 3 ispiratori di tutti i viaggi vespistici che sono venuti anni dopo”.

Ciò mi ha stimolato a fare delle approfondite verifiche, degli accertamenti, e così sono riuscito a tirar fuori questi tre profili copiando qua e là. Cosicché nel maggio di quell’anno ho creato un Blog intitolato proprio “ROBERTO PATRIGNANI, GIORGIO BETTINELLI, GIORGIO CÀERAN”, dateci un’occhiata: https://3iconevespistiche.blogspot.com/ … lì potreste trovare materiale utile e interessante.

Foto: per gentile concessione di Nanni Bertoli

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